CDS – Lopez: «Questa Lazio di grandi uomini vincerà la Coppa»

Ha aspettato Reja, sperando nei mesi scorsi in una chiamata di serie A. Ora attende una nuova opportunità di lavoro. Giovanni Lopez, ex vice allenatore della Lazio, è pronto a ripartire. Anche da solo. Cerca una panchina. Prima di essere chiamato dal tecnico friulano nel febbraio 2010, quando subentrarono a…

di redazionecittaceleste

Ha aspettato Reja, sperando nei mesi scorsi in una chiamata di serie A. Ora attende una nuova opportunità di lavoro. Giovanni Lopez, ex vice allenatore della Lazio, è pronto a ripartire. Anche da solo. Cerca una panchina. Prima di essere chiamato dal tecnico friulano nel febbraio 2010, quando subentrarono a Ballardini e Regno, aveva guidato la Cisco. Ex difensore, Reja lo aveva allenato e conosciuto ai tempi del Vicenza e lo scelse nel momento in cui doveva indicare un assistente al club biancoceleste. Lopez, che aveva giocato alla Lazio all’inizio del ciclo vincente di Eriksson e prima di trasferirsi al Napoli, per due anni e mezzo si è dedicato all’addestramento di Biava e Dias, di Konko e Radu, di Stendardo e Diakitè. Conosce benissimo lo spogliatoio di Formello, è un tifoso della Lazio e da fuori, con distacco e spirito positivo, può aiutare a leggere e comprendere il momento critico della squadra biancoceleste. Un altro finale sofferto di campionato e la tappa di Udine in arrivo. Nelle ultime due stagioni significava spareggio Champions, questa volta conterà per l’ingresso in Europa League. Ieri mattina Giovanni Lopez ci ha raccontato tutto.

Buongiorno Lopez, come sta?
«Bene da una parte. E male dall’altra. Il campo mi manca. Spero di tornare presto ad allenare. E’ il mio lavoro. Reja ha ancora voglia di misurarsi. Nei mesi scorsi l’ho aspettato, ci sono state delle opportunità che poi non si sono concretizzate o non erano allettanti. Ora vedremo. Potrei continuare nello staff di Edy o anche tornare ad allenare da solo. Penso di averlo fatto con buoni risultati alla Cisco. Reja ha la possibilità di scegliere se rimettersi in gioco o meno. Io aspetto una panchina, sono pronto a ripartire, anche se mi rendo conto decidono sempre di più le amicizie e molto meno i valori».

Due anni e mezzo di Lazio. Cosa conserva?
«Tutto. Sono stati due anni e mezzo magnifici. Una bellissima esperienza. Grandi sacrifici e grandissimi risultati, vedendo le difficoltà attuali della Lazio. Credo che molti si stiano rendendo conto solo adesso del lavoro di Reja. La squadra è arrivata per due anni di fila al quarto posto e aveva una delle migliori difese del campionato. E poi Edy ha sempre lavorato in salita, trovando degli oppositori o dei contestatori. Prima perché non faceva giocare Zarate, poi perché non vinceva il derby. C’è sempre stato un motivo per criticarlo. Meritava maggiore considerazione».

E’ stato un rapporto intenso con Reja?
«Direi di sì. La mia gratitudine è per Edy. Mi aveva allenato, mi ha voluto alla Lazio. Mi ha dato fiducia e spero di averlo ripagato. Ha portato rispetto all’interno dello spogliatoio. E ha trovato una squadra seria. La forza e il segreto della Lazio sono i suoi giocatori. Gente perbene, grandi professionisti, con la testa sulle spalle. Il problema sarà quando molti di loro smetteranno».

Due campionati finiti quasi nello stesso modo e perdendo il confronto diretto con l’Udinese. Provi a fare una distinzione tra le due stagioni.
«Due anni fa la Lazio ha chiuso a 66 punti. Sono tanti. Un’enormità. Bisogna dirlo. Della partita a Udine ho un pessimo ricordo, naufragarono molte speranze Champions. Devo dire che si trattava di un’Udinese diversa. Sanchez, Handanovic, Isla, Armero, Asamoah. Giocatori importanti, che oggi non ci sono più. La Lazio è la stessa, l’Udinese è cambiata, ha perso sei o sette giocatori. Quella squadra meritava la Champions, questa è un po’ meno forte. Nel primo campionato non avevamo l’impegno dell’Europa League, la difesa fu una delle migliori della serie A ed Hernanes il marcatore più prolifico con 11 gol, a testimonianza del gioco collettivo. L’anno scorso, a otto-dieci giornate dal traguardo, avevamo quattro o cinque punti di vantaggio sulla quarta i classifica. Radu si era fermato, non ha più giocato nel girone di ritorno. Poi abbiamo perso due giocatori fondamentali come Klose e Lulic. Era normale calare alla fine».

Qual è da fuori l’idea sulla flessione attuale della Lazio?
«Si tratta degli stessi problemi degli ultimi due anni. Se per il terzo campionato di fila cali nel girone di ritorno a causa di infortuni e squalifiche significa che all’allenatore mancano dei ricambi. Forse si doveva intervenire a gennaio, stesso discorso dell’anno scorso. Le stagioni sono lunghe e stressanti. Alla lunga si pagano le conseguenze».

Dopo un lungo tira e molla, Reja ha deciso di non proseguire con la Lazio. Pensa che abbia fatto bene?
«No. Quando Reja ci comunicò che non avrebbe rinnovato con la Lazio, gli dissi subito che si trattava di un errore. “Stai sbagliando perché il nostro percorso non è finito” furono le mie parole. Il lavoro doveva continuare per un altro anno. “Verrà un altro allenatore che si prenderà gran parte dei meriti” aggiunsi. Ma Edy ormai aveva deciso di mollare».

La delusione del mancato ingresso in Champions ha avuto un peso determinante.
«Non credo. Le delusioni sono state altre, non quella di non entrare in Champions, ma sapete tutto ed è inutile tornarci».

Che idea si è fatto di Petkovic?
«Non lo conosco bene. Da fuori, per quello che vedo e per il modo in cui si propone, mi sembra una persona perbene. E poi mi hanno parlato bene di lui i calciatori della Lazio. Nel girone d’andata la squadra ha espresso un ottimo calcio, poi c’è stato il calo. Ma io, anche se gli ultimi risultati non sono stati esaltanti, vedo che la Lazio si sta riprendendo. Speriamo in un ottimo finale di stagione».

A Roma si passa dall’esaltazione alla depressione con troppa facilità. Quale può essere il bilancio della stagione della Lazio?
«Un bilancio preciso si può stendere soltanto alla fine della stagione, ci sono ancora degli obiettivi raggiungibili. In Europa League la squadra è arrivata ai quarti e ha fatto bene, pur avendo trovato due squadre abbordabili. E’ in finale di Coppa Italia, ma si trova lontano dal terzo posto che vale la qualificazione Champions. L’importante è garantirsi l’ingresso in Europa League, altrimenti la stagione perderebbe spessore. Ma penso che la Lazio abbia tutte le possibilità di vincere la Coppa Italia. Lo dico perché lo penso e anche da tifoso. Sarebbe una grande soddisfazione».

Ora c’è chi discute un fuoriclasse come Klose, perché anche quest’anno è stato fuori a lungo. Che ne pensa?
«Non scherziamo. Klose è Klose. Una persona seria, un grande professionista, un attaccante fortissimo. Si è fatto male e si è dovuto fermare, non ha avuto fortuna. Forse bisognerebbe gestirlo in modo diverso e non fargli giocare tante partite, ma quando lo hai a disposizione è quasi impossibile decidere di tenerlo fuori. Ci sono altri giocatori importanti nella Lazio. Io considero eccezionali Mauri e Ledesma. Ma Klose è Klose».

Di cosa avrebbe bisogno la Lazio per migliorare e compiere l’ultimo salto di qualità, passando dal quarto-quinto posto alla Champions?
«Deve comprare altri giocatori. La Lazio ha bisogno di un progetto. Lo dicevo prima: serve un ricambio, altrimenti quando smetteranno certi giocatori diventerà un problema. Penso a Biava e Dias, ad altri. Hanno tirato la carretta in questi anni. Biava ha 36 anni ed è il giocatore più importante della difesa, perché dà equilibrio a tutti gli altri. Ci sono dei valori fuori discussione, bisognerà trovarne altri».

Fonte: Il Corriere dello Sport

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