Il riscatto di Cana: guerriero d’Europa

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. C’è il Maribor, tocca a Cana, torna aspirante “Guerriero”. E’ la sua chance: ne ha avute una manciata (1216 minuti) in un anno di Lazio, ha lottato poco. Due luci improvvise – i gol a Lecce e Bergamo –…

di redazionecittaceleste

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. C’è il Maribor, tocca a Cana, torna aspirante “Guerriero”. E’ la sua chance: ne ha avute una manciata (1216 minuti) in un anno di Lazio, ha lottato poco. Due luci improvvise – i gol a Lecce e Bergamo – poi solo il buio. Lorik è ancora un mistero a Formello, chi l’ha visto? Sicuramente le fanciulle, la Lazio insegue ancora un leader, oggi solo a parole: «Io non sono semplicemente il capitano della nazionale albanese, ma di un intero Paese, di migliaia di connazionali che hanno una sola bandiera e sognano i mondiali e gli europei. Un giorno arriverà quel momento e sarò protagonista» . E’ l’oppio di un popolo.

L’ALBANIA TATUATA – Profumo d’Albania, lo respira ovunque Lorik. Forgiato dalla guerra, cittadino del mondo, ambasciatore Unicef, calciatore famoso: «E pensare che ho iniziato a giocare per strada nell’ex Jugoslavia. Chi l’avrebbe mai immaginato che il calcio sarebbe diventato un lavoro» . Nato a Pristina, capitale del Kosovo, anima albanese come la maggioranza della popolazione cittadina: «Sin da piccolo sognavo di giocare per l’Albania. Per me è stata una scelta naturale, è venuta dal cuore. La mia famiglia vive a Djakova, ma i miei amici più cari sono di Tirana» . Una bandiera rossa con l’aquila nera bicefala tatuata sul braccio sinistro, l’ha portata in giro per il mondo. Dalla Svizzera ad appena 15 anni alla Francia, all’Inghilterra: «Ero solo un bambino quando lasciai il Kosovo in condizioni terribili. Non è stato facile, ma tutte le esperienze che ho vissuto mi hanno trasmesso un’incredibile capacità d’adattamento. Ho conosciuto tante culture diverse e questo mi ha aiutato parecchio ad ambientarmi rapidamente. Noi albanesi poi abbiamo una propensione innata ad apprendere prima degli altri le lingue» .

PASSIONE PER LA STORIA – Parla francese, inglese, tedesco, un po di cinese, è già maestro d’italiano. Per i sostenitori del Paris Saint Germain e del Marsiglia era “Le Guerrier”, per quelli del Sunderland “The Warrior”. I laziali aspettano ancora “il Guerriero”: «Mi sostengono sempre» , ripete Lorik. Quasi divinità in patria, è figlio darte: il papà-manager Agim è una vecchia gloria del calcio albanese. «E’ stato lui a trasmettermi la passione» , racconta sempre. C’è anche la cultura nel Dna: «Mi sono iscritto alla facoltà di Storia a Tirana. Tuttavia sto studiando part time e, a causa degli impegni calcistici, avrò bisogno di parecchi anni per laurearmi. Ad ogni modo, appesi gli scarpini al chiodo, proseguirò questa strada. Prenderò anche una specializzazione perché amo le tradizioni albanesi e anche l’archeologia» . Tre anni fa, con l’amico-ds Tare, riportò in patria la statua trafugata di Ascelpio, dio greco della medicina.

AMBASCIATORE UNICEF – Si sente prescelto, Cana. Ha una missione: «Voglio essere un esempio per tutti gli altri. Sono contento d’essere stato uno dei primi albanesi ad avere un successo internazionale, mi auguro che tanti altri giovani ripercorrano la mia strada» . E’ ambasciatore Unicef per l’Albania: «Quando sei un personaggio pubblico, soprattutto dello sport, puoi fare grandi cose, a maggior ragione per i bambini. Mi sembra quindi il minimo sfruttare il mio nome e la mia immagine per fare del bene» .

SEX SIMBOL – Altruismo e moda. In Francia Cana ha persino posato come modello. A Roma è già un sex simbol: «E’ vero, ma non mi ha mai infastidito quest’etichetta» . E neppure le mille love story attribuitegli. Ad Auronzo di Cadore è stato travolto dalle fan laziali. In città deve divincolarsi dai baci, Lorik non si scompone affatto. Sempre gentile, sempre esposto: da Ponte Milvio (ama mangiare da Natalino) a piazza Euclide, è un assiduo frequentatore di locali. Giorno e notte. Stasera sfilerà in campo. L’Europa l’aspetta, come una volta. Adesso però vuole finalmente ammirarlo con la maglia della Lazio. E’ bello, che balli.

fonte: CdS

Simone Davide

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