(IL MESSAGGERO) - In una situazione quasi surreale, con un allenatore praticamente già esonerato e in attesa del sostituto, la Lazio si rituffa in Europa nella speranza di ritrovare entusiasmo e sorrisi quelli che, un anonimo e compromesso campionato, ha cancellato. Vladimir Petkovic si trova a rivestire un ruolo del…
(IL MESSAGGERO) - In una situazione quasi surreale, con un allenatore praticamente già esonerato e in attesa del sostituto, la Lazio si rituffa in Europa nella speranza di ritrovare entusiasmo e sorrisi quelli che, un anonimo e compromesso campionato, ha cancellato. Vladimir Petkovic si trova a rivestire un ruolo del tutto inedito: fare il traghettatore di se stesso, e chiudere senza ulteriori delusioni, la sua avventura biancoceleste. Un’esperienza colorata dalla conquista della Coppa Italia che, però, ha mascherato tanti e troppi limiti di 9 mesi trascorsi ad aspettare quel salto di qualità mai arrivato. Anche per errori della società.
PRIMATO
L’ultima partita del girone, con la qualificazione già acquisita, ha un solo obiettivo: il primo posto, per avere un sorteggio meno insidioso. Per centrarlo la Lazio deve soltanto vincere e scavalcare il Trabzonspor, che conta 2 punti in più nella classifica. All’andata terminò con un rocambolesco tre pari, dopo una bella rimonta biancoceleste, ma questa volta servirà sicuramente una maggiore attenzione in fase difensiva, il punto debole della squadra di Petkovic. Di sicuro, la situazione che avvolge la figura del tecnico in questo momento, non favorisce la coesione del gruppo, nonostante le smentite. Però i calciatori non possono più accampare alibi, né nascondersi. Anche per loro è arrivata l’ora della verità e devono tirare fuori gli attributi, con una reazione importante che consenta alla società di prendersi almeno questa piccola soddisfazione europea. In attesa che, nei prossimi giorni, venga inquadrato al meglio la figura alla quale consegnare il destino tecnico della squadra.
SOLITE NOTE STONATE
Il disco che manda in onda Petkovic, alla vigilia delle partite, suona sempre le solite note, peraltro stonate perché non collimano con la realtà che vive la Lazio. L’allenatore, infatti, difende fino all’inverosimile meriti che non esistono e situazioni che pochissimi vedono. «Ultimamente sono contento del gioco e della coesione trovati dalla squadra. Ci sono state solo poche gare nelle quali gli avversari hanno giocato meglio di noi e abbiamo perso per errori individuali. Credo in questo gruppo, perché dà tutto e vuole dare tutto. In Europa abbiamo subito una sola sconfitta, in diciannove incontri». E sulle possibili rassicurazioni della società, spiazza tutti. «Di solito mi rassicuro da solo, sono abbastanza forte per sopportare con un sorriso quello che sta succedendo intorno. Sono uscite poche verità, anche voi siete in difficoltà e ripetete sempre le stesse domande». Come dire che la colpa, della lunga e profonda crisi della Lazio, è soprattutto degli altri. Petkovic rivoluziona ancora la formazione, cambiando completamente il trio offensivo. Altro giro, altro assetto in una serata di Coppa nella quale la Lazio avrà molto da perdere. Non è in gioco solo il primato nel facile girone ma qualcosa di più importante per una squadra in grave crisi che non riesce a risollevarsi e che, domenica prossima, giocherà una partita ad alto rischio. Non erano questi i sogni del popolo laziale.
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