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Petko d’assalto

La bonaccia del Golfo e una calma atmosfera di fine estate stridono con la rabbia del Napoli, strigliato fortemente da Mazzarri dopo il deludente pareggio di Catania. Al San Paolo gli azzurri andranno all’assalto per ritrovare il successo e rilanciare la sfida ai bianconeri. La caccia alla Juventus è aperta:…

di redazionecittaceleste

La bonaccia del Golfo e una calma atmosfera di fine estate stridono con la rabbia del Napoli, strigliato fortemente da Mazzarri dopo il deludente pareggio di Catania. Al San Paolo gli azzurri andranno all’assalto per ritrovare il successo e rilanciare la sfida ai bianconeri. La caccia alla Juventus è aperta: Napoli e Lazio sono le principali candidate. Per quadratura d’impianto, qualità tecniche e continuità di progetti. Anche se entrambe arrivano da risultati negativi, e qualche polemica di troppo, almeno sulla carta, restano comunque le maggiori indiziate a contrastare la Juve. Quella del San Paolo si annuncia quindi una partita di alti contenuti, che potrebbe dire già qualcosa di più sull’effettivo valore delle squadre. Vladimir Petkovic lancia una provocazione. «Nessuno è più forte di noi». Un concetto esternato, forse, più per caricare i biancocelesti, che per ferma convinzione. «Voglio sempre che i ragazzi pensino questo, anche con il rischio di apparire presuntuosi. L’importante è credere nelle possibilità, e noi ne abbiamo tante. Sarebbe bello diventare gli antagonisti della Juventus, però ritengo che sia ancora presto per fare delle valutazioni. Meglio aspettare dieci-dodici giornate, quando il quadro avrà assunto dei contorni meglio definiti».

Walter Mazzari è un allenatore abituato alle grandi sfide, dalle lunghe vigilie e dalle tensioni e pressioni forti. Per Vladimir Petkovic, invece, quella di questa sera rappresenterà il battesimo. C’è interesse e curiosità per vederlo all’opera e, soprattutto, per verificare come avrà preparato la squadra ad affrontare una delle avversarie più quotate e ambiziose del torneo. «Non ci eravamo esaltati per le vittorie, non ci siamo abbattuti dopo la sconfitta. Ho parlato con i ragazzi, sono determinati e decisi a riscattarsi subito. Il Napoli non ha bisogno di presentazioni, ma la Lazio saprà tenergli testa. Per quanto riguarda Mazzarri, credo abbia portato nuove idee nel calcio, da alcune stagioni lotta per il vertice, dispone di una formazione collaudata. L’ho affrontato una volta: lui allenava la Sampdoria, io il Bellinzona e ho avuto la possibilità di conoscere il suo pensiero calcistico».
Dopo il brutto risveglio con il Genoa, il tecnico di Sarajevo tornerà all’antico: nel modulo e negli interpreti. L’unico dubbio, recuperato Hernanes e indisponibile Gonzalez, riguarderà il ballottaggio tra Ledesma (non al meglio) e Cana. Klose avrà il compito di prendere per mano i compagni e restituire incisività a un attacco che non segna da due incontri. Ma l’allenatore non vede una Lazio che dipende dal tedesco. «Miroslav, per classe ed età, rappresenta il punto di riferimento di tutti. Oltre a far gol, deve anche insegnare ai compagni. Altri calciatori hanno segnato nelle prime gare di campionato e in coppa e ora aspettano un’altra occasione. Prima o poi verrà anche il turno di Floccari e Rocchi. In allenamento sono rimasto impressionato dal capitano, che vede la porta come pochi».

Al San Paolo si ricomporrà dall’inizio la coppia-vincente: Hernanes-Klose. In questo momento Hernanes è decisamente il più in forma dei biancocelesti. «Ha fatto bene e potrà fare ancora meglio, come crescerà Lulic che è rimasto condizionato dall’infortunio. Lui è un diesel che ha bisogno di maggior tempo per ritrovare la forma migliore». Per la Lazio sarà la prima prova-verità, contro un Napoli strigliato da Mazzarri e molto motivato. «Un test significativo, voglio vedere la reazione, dopo la sconfitta, e la conferma dei progressi evidenziati in questo scorcio di stagione. Mi aspetto comunque una bella partita, tra squadre che prediligono il calcio offensivo ma anche brave tatticamente. E, in particolare, dobbiamo riprenderci i punti lasciati al Genoa».

fonte: il messaggero

Simone Davide

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