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I numeri di Strakosha? Mettono paura…

di redazionecittaceleste
strakosha

ROMA – Dietro di lui c’è solo la porta, eppure la Lazio non sente la coperta corta. Perché non esce più, Strakosha. Così la solitudine dei numeri primi adesso è evidente nei tabellini: otto gare giocate fra campionato e Coppe, 720′ in campo. Anzi, domani saranno 810′ in un lampo. Come lui nessuno in questa Lazio. Sganciato pure Luis Alberto, risparmiato almeno 20′ finali domenica a Verona. Fra i pali – scrive Il Messaggero – non c’è momento in cui si riposa. Perché può non succedere nulla per una gara intera, ma la bravura di un portiere si giudica in un minuto, nel secondo in cui vuole farti male una sfera. Tornate per esempio al 43′ del Bentegodi, a una terribile punizione di Fossati da posizione defilata. Potente, a rientrare, destinata nel sette. L’inoperoso – sino a quel frangente – Thomas vola all’indietro e con la mano destra respinge il pallone con un colpo di roulette. Adesso la Lazio non è più soltanto nei suoi guantoni, adesso Strakosha ci mette reni e polmoni. E non fa una smorfia, non emette un respiro, questo albanese a 22 anni vuole diventare importante tanto quanto Ciro. E’ sulla strada giusta, Thomas è più un leader silenzioso, ma non per questo da se stesso meno pretenzioso. Aveva subito addirittura 10 gol nelle ultime 4 gare, non ci stava proprio domenica, in una giornata perfetta, a non mangiarsi stavolta della vittoria la sua bella fetta. Ed eccolo impegnato in una sola acrobazia alla prima e unica occasione, da questi particolari si giudica la crescita di un portiere che vuole diventare un campione.

NON C’E’ DUE SENZA… – Bimbo fuori, uomo dentro. Ormai è talmente presente che nessuno ha nemmeno fatto caso che anche Strakosha col Vitesse fosse un esordiente. Ha pagato forse l’emozione, nei due gol olandesi avrebbe potuto far meglio nelle uscite, domani al bis europeo non farà sporcare la sua cornice. Dentro un quadro lungo un anno, iniziato contro il Milan, ma all’Olimpico contro l’Empoli il 25 settembre 2016. Proprio dopo quella gara, Thomas e il suo entourage incontrarono Lotito per fissare le basi del rinnovo del suo contratto (da 96mila euro) in scadenza incredibilmente a giugno. E pensare che oggi Strakosha è titolare, è uno e trino, ha presente e futuro della Lazio in pugno. Ne son passate di parate sotto al tetto, adesso Thomas mostra fiero l’aquila sul petto. Dal debutto trentatré presenze tra campionato e Coppe, 21 vittorie, 9 volte la rete inviolata. In questa stagione tuttavia soltanto due, la terza la cercherà proprio domani con lo Zulte Waregem.

IL PERCORSO – In assenza dell’aiuto del pubblico alle sue spalle, Strakosha invoca quello dei difensori. Lui finora c’ha già messo tanto del suo: i riflessi felini su Cuadrado e Higuan in Supercoppa, interventi provvidenziali con Spal e Chievo a inizio di campionato, un’uscita su Kalinic contro il Milan, altri colpi di reni sul bolide di Matavz col Vitesse e su Zukanovic a Marassi. Evidenti i gradi di maturazione, dopo le varie promozioni. Da terzo a vice-Marchetti, a numero uno, ascoltando e recependo i consigli del preparatore Grigioni: «Strakosha ormai para – le parole d’Inzaghi domenica – ed è come se facesse un gol. Deve continuare con questo spirito». Applausi per Thomas, nel silenzio dell’Olimpico in modo tacito.

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