Neanche tre mesi sulla panchina della primavera laziale ed è già coppa Italia. Trentotto anni e poca esperienza per Simone Inzaghi che, nonostante non lo dimostri, di grinta ne ha da vendere. Probabilmente è la determinazione ad averlo portato alla ribalta dopo una carriera da calciatore che lo ha trasformato…

Neanche tre mesi sulla panchina della primavera laziale ed è già coppa Italia. Trentotto anni e poca esperienza per Simone Inzaghi che, nonostante non lo dimostri, di grinta ne ha da vendere. Probabilmente è la determinazione ad averlo portato alla ribalta dopo una carriera da calciatore che lo ha trasformato nell’ombra del fratello bomber Filippo. Ma a lui non solo il merito di aver riportato a Formello un trofeo che mancava da trentacinque anni, bensì, quello di aver sciolto nodi particolarmente intricati. La posizione di Josip Elez, ora, non è più un mistero e, una volta svincolato dalla difesa, inizia a produrre ottimi frutti sulla linea dei centrocampisti. I ragazzi non possono che ammirarlo essendo cresciuti sotto la sua guida, visto il passato negli allievi nazionali. A confermarlo è lui stesso in conferenza stampa, dove, si scansa dai meriti premiando la fortuna di aver già conosciuto in passato questi ragazzi.

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L’umiltà di un uomo ad inizio carriera va premiata e trasmessa ai suoi “allievi” che fanno di questo, e del gruppo, la proprio forza. Identità tattica ancora da delineare visto un modulo che sembra dettato più dalle caratteristiche dei giocatori che dall’allenatore che, però, riesce ad adeguarsi schierando quel 4-3-3 che tanto piaceva anche al suo predecessore, Alberto Bollini. Tanti talenti che fa crescere pian piano e che lo seguono passo passo come fa Joseph Minala: nonostante voci e polemiche sulla presunta età, il ragazzo, è riuscito a mantenere la stessa tranquillità che caratterizza il suo allenatore. Sarà proprio lui, in futuro, a dover ringraziare mister Inzaghi che lo ha lanciato dopo un’annata sotto la guida di Alberto Bollini che lo teneva più in panchina che in campo nonostante, le doti fisiche e tecniche che lo portano a sovrastare gli avversari. L’obiettivo dell’ex attaccante sembra proprio quello di regalare ai suoi aquilotti una carriera molto più avvincente rispetto alla sua e magari riprendersi qualche rivincita vestendo il ruolo di allenatore che gli si addice maggiormente.

E se nelle giovanili i risultati contano meno della crescita l’ultima sfida di Simone Inzaghi, allora non sono tanto le final eight quanto la ricerca incessante di un metodo di insegnamento che riesca a “domare” anche caratterini particolari come quello di Mamadou Tounkara che, da gioiellino capitolino, rischia di diventare un nuovo caso di genio e follia. Nonostante il cambio in panchina, l’attaccante, continua a rimediare cartellini evitabili per reazioni da condannare. L’unica cosa che lascia il mister un po indietro rispetto ai colleghi è sicuramente l’autorevolezza che, però, spesso cammina di pari passo con l’esperienza.

cittaceleste.it

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