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Calvarese: “Sono d’accordo con Sarri. Rocchi? Non penso che proseguirà”
Gianpaolo Calvarese, ex arbitro di Serie A, è stato intervistato da Il Messaggero in seguito alle molte proteste contro la classe arbitrale degli ultimi giorni. Di seguito le sue dichiarazioni:
Un sabato di veleni calcistici ci ha fatto ereditare l’arbitro La Penna condannato, la Juventus furiosa e Bastoni da Oscar come attore protagonista. Diciamolo: il problema delle simulazioni è ineludibile.
"Eppure un calciatore ha anche la ‘facoltà’ di simulare. Intendo dire che la simulazione è una fattispecie prevista dal regolamento: chi la compie, però, se ne assume le responsabilità, scontandone anche le conseguenze".
Appunto. Crede che la squalifica possa essere un deterrente? Magari per i ‘nazionali’ si potrebbe pensare anche a uno stop etico. In queste ore, tra l‘altro, sul web rimbalzano le immagini di Italia-Svezia del 2017 (playoff Mondiali) in cui Chiellini, apparentemente devastato dopo uno scontro con Berg, in realtà da terra sbirciava di nascosto l’arbitro per vederne le reazioni.
"Per le sanzioni bisogna cambiare il regolamento, magari introducendo le espulsioni a tempo. Per quanto riguarda la Nazionale, non sta a me deciderlo. Credo che però in ogni caso si debba partire dall’instaurare una cultura calcistica diversa. In Premier, ad esempio, i simulatori vengono presi di mira dai tifosi e i club a fine stagione spesso li cedono".
Da noi, invece, sono diversi i calciatori 'rei confessi' che raccontano di allenatori pronti a insegnare a recitare.
"A me piace sempre pensare che lo spirito genuino delle competizioni sportive sia sempre la stella polare, per questo non credo che gli allenatori siano davvero complici. Ritengo piuttosto che il problema oggi si sia amplificato enormemente attraverso i social e le reazioni dei tifosi".
Eppure, nel facile giochetto del 'quando succede a voi', anche le giuste considerazioni di Gasperini, Sarri, De Rossi, Conte e tanti altri sono finite nel mirino.
"Io invece sono d’accordo con loro. Ho la sensazione, ad esempio, che per quanto riguarda i difensori, abbiamo finito per modificare dinamiche naturali del gioco attraverso fischi talvolta cervellotici. Dobbiamo tornare un po’ a capire il calcio. Perché ciò che è mancato fino a oggi, oltre alla tecnica, per gli arbitri è stata soprattutto la conoscenza delle nuove dinamiche".
Alcune vicende non sono belle. Basti pensare alla squalifica per 13 mesi di Antonio Zappi, presidente dell’Aia.
"Ovviamente l’arbitraggio può attraversare anche periodi complessi, però questo non deve diventare un alibi. Un arbitro, quando scende in campo, pensa a fare bene il proprio lavoro, non alla politica. Perciò mi sento di escludere che possa incidere".
Tagliamo corto: Rocchi si deve dimettere?
"Non sono io a doverlo dire. A mio avviso, comunque, si può lavorare di più su tecnica e formazione. È altrettanto vero che a fine anno il designatore è in scadenza e quindi penso che non proseguirà. Tornando all’ipotesi dimissioni: attenzione a cambiare in corsa, perché modificare adesso le linee di intervento potrebbe essere deleterio per il campionato e la sua integrità".
Il paradosso è che il tanto criticato Var, se sabato fosse stato utilizzato, avrebbe risolto il caso.
"Non dobbiamo mai perdere di vista l’obiettivo del Var: minimo impatto, massima giustizia, cioè riduzione degli errori determinanti. Per questo motivo il doppio giallo deve essere inserito nel protocollo il prima possibile".
È d’accordo sugli ex calciatori in sala Var?
"Sarebbero utili tecnicamente, ma il loro passato in campo li renderebbe oggetto di sospetti. Si immagina un Chiellini in quella veste? Preferisco l’introduzione del Var a chiamata".
Ammettiamolo: se il tifoso apprezza il calcio solo quando la propria squadra vince, il sistema è irredimibile.
"È naturale che il tifoso sia di parte. Ed è dunque inevitabile che abbia un desiderio non convergente rispetto agli arbitri: vincere. Perciò occorre distinguere l’obiettivo del tifoso da quello del calcio italiano, che oggi è molto chiaro: competere ad alto livello in Europa".
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