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Dottoressa violentata, scarcerato l’aggressore. Il giudice: “Reati non aggravati, serve la querela”

Fonte: Leggo.it

redazionecittaceleste

I reati di violenza sessuale e stalking contestati al 51enne Maurizio Zecca, accusato di aver perseguito e abusato di una dottoressa della Guardia medica, «non sono aggravati, quindi sono procedibili a querela di parte e non d'ufficio». La presidente del Tribunale del Riesame di Bari, Francesca La Malfa, spiega le ragioni tecniche che hanno portato nei giorni scorsi i giudici a disporre la scarcerazione dell'uomo, con concessione dei domiciliari con braccialetto elettronico, ritenendo improcedibile il reato di violenza per querela tardiva.

«Il Tribunale ha fatto una rigorosa applicazione della legge. La violenza sessuale contestata all'indagato non è aggravata - spiega - altrimenti sarebbe stata procedibile d'ufficio. Era un'ipotesi non grave che la persona offesa, per sue scelte personali, ha ritenuto di far emergere soltanto a distanza di tempo, quando la situazione aveva assunto altri connotati. Anche lo stalking, per come è contestato allo stato attuale, non è un'ipotesi aggravata, e quindi è anch'esso un reato procedibile a querela».

«Lo Stato tutela le persone offese - continua la presidente del Tribunale del Riesame di Bari - a fronte di episodi di particolare gravità, in cui non è necessaria l'istanza di punizione ma si procede d'ufficio, ovviamente quando lo Stato ne viene a conoscenza. In questo caso lo Stato ne è venuto a conoscenza soltanto nel settembre 2017, rispetto a una vicenda che era cominciata già molto prima, nel 2016, e che era sfociata in questo episodio di violenza non grave del dicembre 2016» e che è stato denunciato soltanto 9 mesi dopo. «Credo che bisogna rispettare la libertà di autodeterminazione della persona offesa - dice ancora La Malfa - e delle scelte che inducono una donna a richiedere l'intervento dell'autorità giudiziaria soltanto in un momento particolare della sua vita piuttosto che in un altro».

Sulla possibilità che il Governo modifichi la norma sui tempi delle denunce, la presidente ritiene che «se la direzione è quella di una maggiore tutela per le donne e per le vittime in generale di abusi o atteggiamenti persecutori nei loro confronti va benissimo, ma non compete alla magistratura entrare in scelte che sono del potere legislativo». «Certo - conclude - spetterà alla politica contemperare le esigenze dei diversi soggetti coinvolti nelle vicende, quindi non soltanto delle persone offese ma anche degli indagati, che poi sono esposti a termini così lunghi di istanza di punizione».