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Tiziano Ferro, la depressione e poi la fede: «A volte mi sveglio e prego Dio»

Fonte: Corriere.it

redazionecittaceleste

Saranno anche «solo canzonette», e magari è pure vero che con le canzoni non «si fan rivoluzioni», però non è mica detto che la musica non possa fare miracoli. Prendiamo un testimone a caso, Tiziano Ferro: «Se non fosse stato per questo mestiere, chissà come e dove sarei finito. Sicuramente sarei andato verso il peggio. E non mi riferisco necessariamente all’ipotesi che avrei potuto trasformarmi in un delinquente: la morte civile e morale si nasconde dietro tante maschere. Io ad esempio sono un perfezionista e questo lato del mio carattere mi spinge ad isolarmi. E da qui alla depressione o alla misantropia il passo è breve. Quindi sì, la musica per me ha fatto miracoli», racconta con tranquilla consapevolezza del suo vissuto questo (ancora) ragazzo che nel 2001 non chiese Xdono a nessuno per quel successo che incominciava ad assaporare con gusto dopo aver masticato controvoglia tormenti (personali) e delusioni (professionali).

«All’inizio è stata una tragedia. Perché tanto gli elogi quanto le critiche ti stimolano e ti obbligano a guardarti dentro, a metterti in discussione, a capire come gestire una valanga di emozioni». Tiziano Ferro non è proprio uno da Stop! Dimentica, tutt’altro: «Per evitare di pensare troppo provo a stancare il corpo stando sempre in movimento». Il suo guaio, confessa, è che vorrebbe avere «sempre tutto sotto controllo, ma è impossibile e inoltre è anche sfiancante». E allora quando capisce che sta per superare il limite tollerabile, prova a delegare facendo prendere le decisioni a qualcuno molto, molto più in alto di lui: «Quello che non riesco a fare lo consegno a Dio. Mi capita spesso di svegliarmi la mattina e di chiedergli di guidare le mie scelte». A proposito della sua fede, Ferro dice di essere «stato fortunato perché ho sempre incontrato preti e insegnanti di religione che esaltavano l’importanza della misericordia facendomi apparire Dio non come un giudice severo e inflessibile, ma come un’entità con la quale dialogare serenamente».

Ma di fronte ad una marea di persone, nell’artista scatta per caso un particolare senso di responsabilità? «Secondo me chi fa questo mestiere non ne ha, però se la prende volentieri», sorride Tiziano, convinto tuttavia che la musica (oltre a fare miracoli) abbia un altro potere: «Costringe ad interrogarsi e dà voce a tutti quelli che non hanno il coraggio di farlo». Attenzione, però, non tutta la musica può vantare questa forza: «Una volta c’era il rock a tentare di smuovere le coscienze, ad assumere il ruolo di megafono delle proteste. Ora è il pop ad essere più “rivoluzionario” e i ragazzi finalmente si riconoscono in canzoni che parlano della vita di tutti i giorni. Il tempo delle rivendicazioni è finito, adesso la gente ha voglia di vicinanza». Come quella che non fa mancare Tiziano ai bimbi più sfortunati in qualità di ambasciatore di Save the Children: «Abbiamo realizzato uno spot che gira intorno alle monetine, quei 2 euro che dimentichiamo nella tasca dei jeans, nei cassetti, che ritroviamo dopo mesi nel fondo di una borsa e che possono fare qualcosa di indimenticabile, salvare la vita di un bambino». Per aiutare le persone più deboli, oltre a chiedere ai suoi fan di sostenere la campagna lanciata dall’organizzazione internazionale, Tiziano mette all’asta anche tutto il guardaroba del suo ultimo tour destinando il ricavato in beneficenza. Un altro modo per correre in aiuto dei dimenticati del mondo nella speranza che Solo è solo una parola diventi qualcosa di più che una semplice «canzonetta».

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