Domenica a Crotone potrebbe fare il bis alla luce dell'influenza di Strakosha. E' in cerca di una seconda chance dopo l'esordio choc contro l'Inter all'Olimpico

ROMA - Chiamatelo pure Ivan, il terribile esordio. Con Strakosha influenzato e con un finale così di stagione, c’è la possibilità di un bis più confortevole per Vargic a Crotone. Chi? “Un giocatore esperto che ci può aiutare”. Solita citazione di Tare. Difficilmente azzeccata per uno che, per molti,non aveva nemmeno un volto sino a domenica sera. L’ultima volta, fra i pali, Ivan c’era entrato addirittura il primo maggio 2016 ed era ancora in Croazia. Oltre un anno dopo, eccolo all’esordio italiano disastroso con l’Inter. Un paio di buone uscite a incendiare l’Olimpico, poi il capitombolo. Per carità, ingeneroso addossare grandi responsabilità a Vargic: mai protetto dai compagni di reparto, quasi incolpevole sui tre gol incassati senza nemmeno rendersene conto. O forse sì. Perché una tripletta così non può non far male a uno che nel 2015 era salito agli onori delle cronache per aver mantenuto inviolata la propria porta dal 2 agosto al 4 ottobre, stabilendo, con 783 minuti di imbattibilità, il record per il Rijeca. Lì dove addirittura esaltavano l’affare biancoceleste fra in pali con sei mesi d’anticipo.

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STRANA STORIA

Invece a settembre Vargic retrocesso già al ruolo di terzo. Ufficialmente perché “non aveva imparato ancora la lingua, fondamentale per un portiere”. Ufficiosamente perché Vargic non aveva mai convinto nessuno da Auronzo di Cadore in poi, soprattutto il preparatore Grigioni. E pensare che per Ivan il “grande” – nel senso che non è pronto nemmeno alla veneranda età di 29 anni – la Lazio aveva pensato bene di spendere a gennaio scorso 2,559 milioni. E c’è di più: versati al Rijeka (o all’intermediario Pastorello?) nonostante l’estremo difensore fosse in scadenza a giugno. In teoria perché era conteso da mezza Europa (si parlava di improvvise offerte da Francia e Germania), quindi c’era il rischio di perderlo, eppure la sua storia resta indecifrabile. Così come la sua prima apparizione biancoceleste.

PIEDI E MANI

Sembra saper giocare coi piedi (96% di passaggi riusciti), Vargic. Anche questa una stranezza per uno che, se non avesse fatto il portiere, “sarebbe diventato un giocatore di basket”. Forse sì, chissà. “Magari dell’NBA”. Ambizioso, Vargic. Chi? Uno che ha vinto Coppa e Supercoppa col suo club precedente, il terzo portiere della Croazia agli Europei di Francia, eppure “acerbo” per la Lazio. Superato dal baby Strakosha, fatto fuori a Salerno ( a vantaggio di Terracciano) per un paio di papere. Una beffa incredibile per il classe 87’ Ivan, che si era presentato a Formello addirittura per insidiare Marchetti: “Lo indurrò a migliorare”. Invece per lui ecco le lezioni personali di Grigioni e nessuna polemica dopo una simile agonia: “Aspettavo da un anno questa occasione”. Forse domenica ne avrà un’altra, male che va aiuterà con le “sue mani” la Lazio nella costruzione del futuro stadio: la fidanzata lavora nello studio dell’architetto Zavanella, il progettista dello Juventus Stadium. Scherzi a parte, Ivan vuole dimostrare di essere un ottimo portiere, anche se in estate potrebbe partire in prestito. A gennaio si era parlato di Palermo, intanto proverà a fermarsi prima. In Calabria, è pronto a parare Vargic. Discovery Vargic: CONTINUA A LEGGERE

Cittaceleste.it

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