Alla festa di compleanno a Formello, dopo il ritardo, qualcuno ha abbandonato lo spogliatoio

ROMA - Niente paura è la parola d’ordine in casa Lazio. Torino, Cagliari, Sassuolo e poi il derby di ritorno con la Roma in coppa Italia. Un mese fondamentale per capire che tinte avrà il futuro biancoceleste. Un calendario da sfruttare visto che i ragazzi di Inzaghi si sono ripresi con forza il quarto posto in classifica e vogliono tenerlo fino alla fine (domani Inter e Atalanta si sfideranno togliendosi punti preziosi a vicenda). E poi c’è quella pazza idea di guardare sempre più su, la Champions è distante 4 punti. Inzaghi studia il calendario e parla alla squadra, sa benissimo quanto sia importante la testa in questo momento: non è facile trovare il giusto equilibrio tra esaltazione e paura di cadere. Per battere il Bologna è bastato procedere sulle ali dell’entusiasmo post derby. E passi se qualche errore di troppo ha fatto mordere le mani di Inzaghi. Con Il Torino, però, vietato fare passi falsi. I bonus sono pressoché finiti, non sono ammesse altre distrazioni. Curare il braccino sotto porta non può essere fatto in un giorno, ma di certo bisognerà quanto meno provare a fermare questa emorragia per non ripetere gli errori visti contro il Chievo e il Milan. Ma i compiti di Simone non si fermano qui perché dovrà anche provare a mantenere l’atmosfera rilassata. Impresa mica facile quando hai a che fare con ragazzi giovani e bizzosi.

Keita

NON TI ARRABBIARE - E allora l’altra parola d’ordine che spesso si sente nello spogliatoio biancoceleste è non ti arrabbiare. Che non è solo il nuovo gioco al quale si sfidano i brasiliani e che ha contagiato gran parte della squadra, ma anche un mantra che Inzaghi è costretto spesso a ripetersi. Avrebbe voluto tirare le orecchie a Keita, un ritardo, l’ennesimo, di cui si sarebbe fatto tutti volentieri a meno. Non sono bastate nemmeno le pizzette offerte. Qualcuno ha preferito non brindare al Balde giovane, scrive IlMessaggero. Il senegalese, rimproverato anche in campo, non ha ancora capito che questo atteggiamento finisce per danneggiare tutta la squadra e non solo se stesso. Simone non può nemmeno arrabbiarsi con la malasorte che gli continua a togliere Marchetti. L’influenza prima e la gastroenterite poi lo hanno privato delle forze fisiche e mentali. Dovrà ricaricare le pile ancora un po’. E va bene così, visto che la porta sarà difesa dal giovane Strakosha. Uno che ha fatto un doppio salto verso l’alto. Da questa estate ad oggi il numero uno si è meritato applausi e rinnovo: CONTINUA A LEGGERE

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