L'esclusione di Keita è l'emblema del credo inzaghiano: gioca solo chi è disposto a dare tutto per il gruppo
Sembrava un'utopia, lasciar fuori Keita in una partita del genere. Sembrava un'utopia, anche alla luce delle precarie condizioni fisiche di Felipe Anderson. Qualcuno avrebbe potuto dire: ok, facciamogli giocare questa partita, ci serve lui. Poi vedremo cosa succederà. Qualcuno avrebbe potuto farlo, sì. Ma non Simone Inzaghi.
SERENITA'
Il giocatore non era sereno, per questo non l'ho convocato. Semplice, lapidario, inequivocabile: Keita, secondo il mister, non era pronto psicologicamente per affrontare una partita simile. Contro un avversario non casuale, tra l'altro. Simone Inzaghi ha colto un particolare decisivo, e questo ha portato alla scelta di escludere Keita: per vincere contro la Juventus serve anche la giusta condizione psicologica. Cinquanta e cinquanta: metà gambe e tecnica, l'altra metà testa, concentrazione, dedizione alla causa. Una creatura a metà, quindi, quella che ha mandato in campo l'allenatore biancoceleste. Un Minotauro, un Sagittario, una Lazio con quel tocco mitologico indispensabile per battere chi vince sempre.
GRUPPO UNITO
Come se servisse ancora sottolinearlo: Inzaghi ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante la coesione all'interno dello spogliatoio. Più voci tra i suoi ragazzi lo hanno sottolineato, a fine partita: correvamo l'uno per l'altro. E si vedeva. E il concetto di gruppo è emerso anche all'ingresso delle riserve: senza un attimo di esitazione, Lukaku e Murgia sono risultati decisivi. Erano già in clima partita. Tutta la Lazio lo era. Tranne Keita, che infatti non è stato convocato. Tutti e quattordici i ragazzi scesi in campo (contando ovviamente anche i cambi) hanno lottato solo per il gruppo, non per loro stessi. Correndo l'uno per l'altro si arriva lontano. Se poi a indicarti la direzione c'è un mister capace, tutto diventa possibile. Anche battere la Juventus. Questo grazie a un gruppo di ragazzi convinti e grazie a un allenatore che ha saputo dare la giusta serenità alla squadra. Un allenatore che, tra l'altro, svolge il suo lavoro in autonomia, senza interferenze. A ognuno il suo, come ha detto che il presidente Lotito: CONTINUA A LEGGERE
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