Il presidente della FIFA Gianni Infantino ha parlato del tanto discusso ripescaggio dell'Italia, che ha tenuto banco nei mesi scorsi
Questa sera alle 21, allo Stadio di Città del Messico, avranno inizio i Mondiali di calcio 2026. Gli Aztechi, padroni di casa dell'edizione insieme a USA e Canada, affronteranno il Sudafrica. Come è noto, purtroppo, l'Italia sarà assente (è la terza volta di fila) e Gianni Infantino ha parlato del probabile ripescaggio, ormai sfumato, degli Azzurri. Di seguito le sue parole.
"Sinceramente non c'è mai stata una possibilità di ripescaggio. Ne approfitto per dire che, a proposito di questa edizione, per l’Italia non è mai esistita la possibilità di venire ripescata, neppure per un secondo. Cosa vedremo di nuovo? Tutti i calciatori, quando arriveranno nei rispettivi ritiri, verranno scannerizzati dalla testa ai piedi, per rendere ancora migliori i controlli, ad esempio, su un eventuale fuorigioco.
La proiezione del loro corpo nelle elaborazioni grafiche sarà tarata sulle dimensioni e le forme reali. Così, il margine di errore si assottiglierà ulteriormente. Ma non arbitrerà la tecnologia: la partita la dirigono gli arbitri, solo che avranno un supporto tecnologico al passo coi tempi.
Come si stava senza il VAR? Decisamente peggio. Lo penso da quando a Bari, il primo settembre 2016, si giocò l'amichevole tra Italia e Francia. Allo stadio San Nicola, dentro un van parcheggiato all'esterno, io e Pierluigi Collina stavamo vivendo il primo test ufficiale offline della storia del VAR in una partita internazionale.
Cosa non vedremo? Il razzismo. Su questo siamo molto attenti, direi che io lo sono in forma quasi maniacale. E se in qualche modo qualcuno dovesse macchiarsi di gesti o di atti razzisti, noi saremo durissimi, irremovibili nelle nostre decisioni. Per esempio, il gesto di nascondere la bocca mentre si discute animatamente con un avversario, sarà punito con il cartellino rosso.
La lotta al razzismo è, da sempre, una mia e nostra priorità. Il razzismo è un mostro.Il calcio è democratico, ed è giusto che il sogno non coinvolga solo le solite squadre. Capo Verde, Curaçao, Giordania e Uzbekistan, le quattro Nazionali debuttanti, hanno conquistato sul campo il diritto di esserci, di essere felici."
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