Fabiani è intervenuto a Lazio Style
Fabiani è intervenuto a Lazio Style. Ecco le sue parole: «La soddisfazione nasce dall’aver vinto su un campo complicato, contro una squadra come la Juventus. Ma ci sono state anche altre partite in cui i ragazzi hanno dimostrato una grande forza. Penso, per esempio, alla gara contro il Milan: nel primo tempo abbiamo dominato nettamente, poi nella ripresa il ritmo è inevitabilmente calato. Ci può stare, anche perché eravamo senza possibilità di cambiare molto, con diversi infortunati, mentre loro hanno effettuato delle sostituzioni che hanno finito per cambiare l’andamento della partita».
«È tutta la squadra che si sta muovendo bene. Io, però, vorrei sottolineare soprattutto la personalità e la spigliatezza di Floriani. Parlare di Dele-Bashiru, Belahyane o Taylor viene quasi naturale, mentre credo sia giusto soffermarsi anche su questo ragazzo, che ci sta regalando parecchie soddisfazioni. A Torino ha giocato con la maturità di un veterano e questo è un aspetto molto importante sia per la società sia per il suo futuro».
«Belahyane lo conoscevamo già molto bene, lo avevamo seguito e osservato a lungo prima di prenderlo. Sapevamo di avere davanti un giocatore affidabile, uno che riesce quasi sempre a portare a casa la prestazione. Può sembrare leggero fisicamente, quasi fragile, ma possiede una capacità di interdizione importante, oltre a un’ottima visione di gioco. Con il pallone sa sempre cosa fare e riesce quasi sempre a individuare la soluzione corretta. Ha ancora grandi margini di crescita e con Gattuso sta trovando un equilibrio che forse non ci aspettavamo nemmeno in questi termini. Sono convinto che farà parlare di sé».
«Con Gattuso l’idea di arrivare alla Lazio è sempre rimasta nell’aria. È diventata concreta subito dopo la separazione con Sarri, che colgo l’occasione per salutare. A quel punto siamo andati su Rino e praticamente è bastata una stretta di mano. A lui le sfide piacciono, fanno parte del suo carattere. L’intesa è stata immediata e ci siamo messi subito al lavoro. Lui ogni tanto bluffa anche un po’ (ride, ndr.), perché questa squadra sta divertendo e ha idee molto chiare. I ragazzi stanno facendo proprio il suo spirito battagliero. Rino è uno degli uomini più amati del calcio italiano per quello che ha rappresentato con la Nazionale e per tutto ciò che ha vinto. È un gladiatore, uno da battaglia, e credo che anche la squadra voglia in qualche modo seguirlo ed emularlo sotto questo aspetto. Domenica i ragazzi hanno chiuso con una media di 31-32 km/h. Vuol dire che oggi fanno quei due o tre metri in più rispetto al passato. Stanno assorbendo tantissimo dal loro allenatore. Gattuso rappresenta l’umiltà, il sacrificio e tutto quello che ha dimostrato nel corso della sua carriera. È un uomo con valori molto solidi, quasi d’altri tempi, e riesce a trasmetterli completamente ai suoi giocatori».
«Sono superstizioso, quindi preferisco lasciare tutto così com’è e goderci semplicemente questo momento positivo. Diciannove punti possono sembrare tanti, ma allo stesso tempo possono essere anche pochi. Bisogna vivere partita dopo partita, pensando soltanto alla prossima con testa e cuore. In questo momento la cosa peggiore sarebbe iniziare ad autocelebrarsi. Mandas? Alla gente interessa poco sapere quanto sia stato pagato o parlare delle cifre dell’operazione. Secondo me lui è “nato già grande” (ride, ndr.). Lo scorso anno ho commesso l’errore di mandarlo all’estero, anche su richiesta del ragazzo e dei suoi procuratori. Qui trovava poco spazio perché davanti aveva Provedel, ma poi in Inghilterra non ha praticamente mai giocato. Quando è tornato era comprensibilmente un po’ arrugginito e aveva bisogno di ritrovare brillantezza. Per il resto, nulla di nuovo sotto il sole».
«Come hanno potuto vedere tutti, nello spicchio dello stadio riservato ai nostri tifosi c’è stato uno spettacolo bellissimo. Si percepiva chiaramente la gioia dei ragazzi nel poter condividere quella vittoria con la propria gente. So che probabilmente riceverò altri insulti, ma non importa. Vedere l’Olimpico vuoto per me rappresenta quasi una sconfitta. È un peso enorme, qualcosa che mi resta addosso e che quasi non mi fa dormire la notte. Facendo un paragone con situazioni infinitamente più gravi, come possono essere le guerre, penso al concetto di tregua. Vorrei lanciare una sorta di guanto d’amore e di buon senso: siamo tutte persone intelligenti, proviamo a concederci una tregua. Poi ognuno potrà continuare a mantenere le proprie idee, le proprie posizioni e il proprio modo di vedere le cose. Per questi ragazzi, per i calciatori e per l’allenatore avrebbe un significato enorme. E non è assolutamente una questione di botteghino o di soldi. Mi piacerebbe semplicemente vedere già sabato uno stadio pieno, indipendentemente dal risultato, che naturalmente mi auguro possa essere positivo. Vorrei tornare a respirare un ambiente festoso, con quella connessione tra tifosi e squadra che può fare davvero la differenza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA