Il giornalista pubblica una nuova lettera contro Lotito, in cui smonta le macchinazioni di un presunto complotto dietro le proteste laziali

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Continua la sequenza di lettere pubblicate da Luigi Bisignani sulle pagine de Il Tempo, attraverso cui il giornalista si rende portavoce della protesta dei tifosi biancocelesti. Nella presente, Bisignani critica l'incapacità di Lotito di riconoscere la situazione e di ammettere i suoi errori da presidente della Lazio. Di seguito le sue parole.

"Caro Direttore,

nessuna congiura. La narrazione è sempre la stessa: se sono due, uno deve aver convinto l'altro; se sono dieci, c'è un organizzatore; se sono mille, una cabina di regia; se diventano trentamila, scatta il complotto. Ecco il paradosso: per qualcuno, tutto questo non può essere accaduto per fede, passione ed esasperazione di un popolo. Deve esserci, per forza, una regia. È un modo tanto comodo quanto antico di evitare la domanda vera. È più facile inventarsi una macchinazione che dare delle risposte. Come quelle poste dal nostro giornale e alle quali "Lotito il Superbo” non risponde.

Lotito

Le tante personalità che hanno aderito alla protesta non possono aver partecipato semplicemente da tifosi: devono avere qualcuno dietro. A cominciare da Francesco Rocca, governatore del Lazio e per decenni eroico presidente della Croce Rossa, fino a Mauro Masi, oggi presidente del Fucino e grand commis d'État che ha attraversato i principali centri del potere, da Banca d'Italia a Palazzo Chigi. Poco importa se lo abbiano detto a chiare lettere.

Se poi è Il Tempo a raccontare la protesta, ponendo mesi fa per primo la domanda su quanti soldi servano davvero per il Flaminio, allora i dietrologi di professione si convincono che ci sia la mano dell'editore. Anche Angelucci ha smentito in modo categorico: il gruppo non si occupa di sport. Se non, in maniera generosa ed encomiabile, dell’ippoterapia attraverso lo straordinario centro Buon Respiro di Viterbo.

È il cortocircuito della dietrologia, si prova a delegittimare le persone. Report ha fatto scuola e gli imitatori non mancano. Se a scrivere è anche uno che avrebbe sussurrato ai potenti, il caso è chiuso. Poco importa che una fotografia lo ritragga, a dieci anni, mentre abbraccia all'Olimpico l'allenatore della Lazio. Certe passioni vengono da molto prima di qualsiasi sospetto. Schopenhauer ci ha scritto un libro.

Piuttosto, c'è da chiedersi perché una manifestazione di trentamila persone, pacifica, ordinata e civile, che attraversa Roma per contestare la gestione della propria squadra, trovi così poco spazio sui quotidiani nazionali e nelle principali televisioni.

Ma i tifosi laziali, che sanno soffrire, sono fiduciosi: i presidenti passano, la Lazio resta."

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