La lettera di Luigi Bisignani, giornalista e portavoce della protesta dei tifosi laziali contro la gestione Lotito, al quotidiano il Tempo

- Roma

Mediante una lettera pubblicata nell'edizione odierna de Il Tempo, Luigi Bisignani ha espresso il proprio pensiero riguardante gli Stati Generali della Lazio, in programma oggi pomeriggio a partire dalle ore 17 al Teatro Manzoni. Di seguito la lettera integrale:

"Caro direttore, gli Stati Generali della Lazio, oggi pomeriggio dalle 17 al Teatro Manzoni, si concluderanno con l'approvazione del Manifesto della Lazialità: un documento pensato per raccogliere valori, aspirazioni e istanze di un popolo che, nelle ultime settimane, ha dato una straordinaria dimostrazione di unità e partecipazione.

Tifosi Lazio

L'appuntamento arriva a pochi giorni dalla manifestazione dei trentamila laziali, una prova di compattezza che ha ribadito il senso profondo dell'unicità del tifoso biancoceleste in tutte le sue espressioni. Bambini, nonni, famiglie, vecchie generazioni e giovani tifosi hanno marciato insieme, sostenuti dal grande impegno del tifo organizzato, dalle radio del mondo laziale, dalle pagine social come Brigata Lazio e da una comunità che ha saputo riconoscersi, al di là delle sensibilità personali, intorno agli stessi colori.

Dopo l'orgoglio e la rabbia dei trentamila, oggi arriva il momento della riflessione. Dalla piazza al Teatro Manzoni, dalla protesta alla proposta. Da una parte c'è un popolo che si ritrova, si riconosce e mostra una compattezza rara. Dall'altra c'è l'isolamento di una società che continua a mancare gli appuntamenti più semplici con il buonsenso. Il contrasto è evidente. L'ultima scelta, quella di tenere la conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore Gennaro Gattuso proprio in concomitanza con gli Stati Generali, appare come l'ennesima provocazione evitabile. Ringhio dovrebbe capire che, iniziando così, rischia davvero di ringhiare da solo. Possibile che nessuno, attorno a lui, gli suggerisca quanto conti anche il modo in cui ci si presenta al popolo laziale?

È in questo clima che nasce il Manifesto della Lazialità.

Il documento riprenderà anche alcune delle dieci domande poste da Il Tempo sul presente e sul futuro della Lazio e raccoglierà il significato delle quasi cinquantamila firme della petizione da cui ha preso avvio questo percorso. Un grazie sentito va ad Alberto Ciapparoni e Federico Marconi, che con passione e determinazione hanno trasformato un sentimento diffuso in mobilitazione collettiva. La giornata di oggi terrà insieme passato, presente e futuro. Sono attese presenze significative del mondo biancoceleste e della società romana: giocatori che hanno scritto pagine della storia laziale, eredi delle grandi bandiere, voci storiche, personalità delle istituzioni, del giornalismo, della cultura e della società civile.

A scandire i diversi momenti ci saranno filmati emozionali, immagini capaci di riannodare il filo della memoria e di raccontare cosa significhi essere laziali attraverso le generazioni. Arriveranno anche videomessaggi di personaggi che vogliono testimoniare la propria vicinanza allo spirito dell'iniziativa.

Sarà un racconto fatto di parole, volti e testimonianze. Un viaggio dentro centoventisei anni di storia biancoceleste e, insieme, uno sguardo verso ciò che la Lazio può ancora diventare. Ogni progetto per il futuro deve partire dalla consapevolezza di ciò che questo club è stato e continua a rappresentare per Roma, per i suoi tifosi e per la storia del calcio italiano.

La manifestazione dei trentamila ha mostrato la forza di un popolo e le quasi cinquantamila firme hanno dato peso alla sua richiesta di ascolto. Le testimonianze e i messaggi che accompagneranno gli Stati Generali confermano quanto sia vasta e profonda la comunità che si riconosce nella Lazialità.

Il Manifesto della Lazialità vuole trasformare questa forza in una voce capace di durare nel tempo. La piazza ha già parlato. Oggi quella voce prova a diventare pensiero, proposta e responsabilità. Perché la Lazio appartiene prima di tutto alla sua storia e al suo popolo. Non mancate. E nessuno ha il diritto di ignorare una comunità che ha scelto di esserci con tanta dignità".

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