Le dichiarazioni rilasciate dal tecnico biancoceleste, intervenuto dal palco del Festival dello Sport di Trento, sul momento vissuto dalla Lazio
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Intervenuto dal palco del Festival dello Sport di Trento, Gennaro Gattuso è stato protagonista del panel “Non mollare mai”. Di seguito le sue parole:
"Gasperini? Al di là del grandissimo allenatore che è, penso che nei momenti difficili è sempre stato presente. Mi ricordo quando allenavo il Milan, mi chiamò. Mi disse di tenere duro, che gli piaceva come giocava la squadra. Avevamo anche qualche problema societario. È sempre stato presente. Ci somigliamo un po', abbiamo caratteri forti. Con me ha sempre avuto momenti positivi, mi ha sempre fatto sentire la sua vicinanza.
Andremo a cena insieme 100%, è un onore. Nessuno ne parla: Gasperini ha fatto un cambiamento epocale, insieme Sacchi fa parte di quella categoria di allenatori... ha portato qualcosa di nuovo. Tanti miei colleghi proviamo a fare quello che fa lui ma difficilmente ci riusciamo. Devo dire che è stato importante e ha portato un cambiamento.
Derby? Quando sento i miei ragazzi parlarne, o magazzinieri o fisioterapisti, li stoppo subito. Ancora ci sono partite importanti che dobbiamo giocare, poi ci penseremo quando arriverà e ne parleremo. Stare davanti alla Roma dopo un anno? Non conta nulla. Dobbiamo preparare bene la partita con il Monza. Veniamo da una sosta di venti giorni anomala, siamo stati a Formello con dieci giocatori di movimento e i ragazzi della Primavera.
Non vedo l’ora che tornino tutti, il Monza va a mille all’ora, serve preparare al meglio quella partita. I miei precedenti con Juric non sono buoni, ricordo Napoli-Verona su tutti. Ultima giornata di campionato: se vincevamo arrivavamo secondi e invece siamo arrivati quinti. È stata una mazzata incredibile.
Stadio pieno? Manca. L’ho già detto un paio di settimane fa, per me il calcio senza tifosi… già avete capito, non è calcio. I tifosi sono una componente importante nel gioco del calcio, ti incitano, ti fanno venire voglia e ti fanno tirare fuori qualcosa di più che in quel momento non ce l'hai. Giocare in uno stadio vuoto non è calcio, lo avevo provato ai tempi del Covid. In questo momento stiamo soffrendo a non avere tifosi in uno stadio che ci danno una mano.
Lotito? È una leggenda il fatto di litigare sempre con lui. Da calciatore ho fatto qualche sciocchezza, ma da quando faccio questo mestiere difficilmente litigo con i miei presidenti. Mi piace il dialogo, si fanno le cose insieme. Ho litigato pochissime volte, mi piace parlare con gente vera, che quando ci diciamo le robe le parole vengono mantenute. Sono fatto così, mi piace farmi prendere in giro. C’è questo rapporto con Lotito.
Poi quando le cose nel quotidiano non funzionano, bisogna parlarsi e dirsi le cose in faccia. Lui è un genio, ha un’intelligenza incredibile. Poi delle dinamiche di una squadra di calcio bisogna parlarne, sennò i problemi vengono fuori dopo. Lotito ha quattro o cinque telefoni, è difficile da gestire. Alla fine, lui è il presidente, per lui la porta è sempre aperta quando vuole dire qualcosa. Meglio che dice le cose in faccia ai giocatori, che viene al campo e parla lì quando le cose vanno bene o vanno male.
Inutile poi si legga qualcosa sui giornali. Venivo da un’esperienza che mi è costata, mi ha fatto del male. La nazionale è stata una mazzata incredibile. Avevo voglia di ripartire subito, erano un po' di anni che le mie esperienze le ho trascorse all’estero e mi piace. Mi piace mettermi dentro culture diverse, mischiarle per come vedo io il calcio. Sono state esperienze importanti. A Lotito ho detto no due o tre volte volte, a questo giro gli ho detto sì perché era una squadra in difficoltà e pensavo che i giocatori avessero da darmi qualcosa.
Mi sono convinto di questa roba. Siamo partiti bene, ancora la strada è lunga. Ma posso dire che sono orgoglioso dei ragazzi che stanno dando tanto. Abbiamo fatto un ritiro a Formello, ha fatto un caldo bestiale. È stato difficilissimo. Vedere i ragazzi allenarsi in quel modo, senza mollare e senza lamentarsi anche se c'erano i presupposti, ho percepito che c'era qualcosa di speciale.
Frattesi? Ho avuto la fortuna di allenarlo in nazionale. Quei dieci o quindici giorni di raduno gli ho sempre detto che doveva prendere una decisione. Per me era un giocatore importante e non poteva accontentarsi di giocare quindici-venti minuti. Un giocatore particolare, che ha doti ben precise. Gli ho detto che doveva cominciare a prendersi delle responsabilità. Noi potevamo fare poco sul mercato, la sua idea di scegliere la Lazio è stato incredibile. Questo è il nostro rapporto.
Sono contento che si è preso le sue responsabilità, un passo che doveva fare per rispetto della sua carriera. Nuno Tavares? C’è solo uno al suoi livelli, che è Nuno Mendes. Ha tutto, destro-sinistro, picchi di velocità, è normale che non ha dato continuità all'inizio della sua carriera. All’inizio non è stato rosa e fiori, ci sono stati momenti di tensione, non solo con lui.
Io odio le persone che hanno talento e non fanno nulla per migliorarsi. Io ho fatto un percorso diverso, avevo pochissimo talento ed ero più scarso ma ho lavorato duramente. Fatico a sopportare chi ha talento e lo butta. Ricordo tante cose di cui non vado fiero da calciatore. Vivevo le partite con grande impeto e un’adrenalina incredibile".
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