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Lazio, Lotito al bivio: o Inzaghi o rivoluzione big

Dopo la sosta si saprà tutta la verità sul rinnovo. Anche il presidente non è più convinto che questo ciclo debba continuare e deve fare una scelta fra l'allenatore e la cessione non facile dei big con questa crisi econimica

redazionecittaceleste

ROMA - Tre facce con la stesso dubbio amletico: il ciclo di questa Lazio è finito? Durante la sosta forse avremo il responso, ma mettono ansia già le risposte post-Bayern di Inzaghi, Acerbi e Parolo. E’ sembrato quasi un commiato d’addio, quello del tecnico a Monaco: «Questi ragazzi mi hanno regalato grandi soddisfazioni, ma per fare il salto serve ancora qualcos’altro. Quest’anno la rosa è stata allargata, ma quando giochiamo ogni tre giorni, poi lo paghiamo. Lo si era già visto l’anno scorso anche dopo il lockdown». Insomma, Simone dà un colpo alla botte e uno al cerchio. Se da una parte non vuole sconfessare il mercato, lo fa fra le righe e anche con le sue scelte in campo. L’ultima arretrare ancora il suo “fido” Marusic nei tre dietro pur di non reinserire l’ultimo acquisto di gennaio Musacchio. Soluzione che potrebbe ripetersi tra l’altro a Udine dopodomani pomeriggio, se almeno Lazzari potrà essere utilizzato. Dopo quella gara si saprà tutta la verità sul rinnovo: Inzaghi ha ormai da un mese il nuovo contratto in mano, ha pure abbassato le pretese per firmarlo dopo l’ultimo confronto con Lotito insieme al suo staff tecnico. Per quest’ultimi ballavano appena 60mila euro, ma forse non era il vero motivo del continuo slittamento. C’è chi bisbiglia che Simone non voglia pregiudicarsi il futuro (ballano le panchine di Napoli, Inter e Juve) adesso, eppure lui assicura che è pronto siglare già la prossima settimana questo benedetto prolungamento. Ma da qualche tempo pure Lotito e Tare son tornati a interrogarsi se sia giusto: non piacciono più la gestione conservatrice dell’organico e i mugugni dei troppi scontenti nello spogliatoio. Questa situazione di limbo oltretutto sta facendo perdere pure il polso al tecnico.

 Bayern-Lazio, Correa

PERSONALISMI

Dopo le freddate di Lulic e Caicedo, troppe grane escono allo scoperto. Preoccupa la frecciata del senatore Parolo: «Solo se c’è la convinzione di tutti, il ciclo non è finito. Abbiamo ricevuto troppi complimenti l’anno scorso, ci siamo specchiati troppo nella nostra bellezza perdendo la concretezza del successo. Dobbiamo rubare la cattiveria al Bayern Monaco». Non è facile allenare il cinismo, sopratutto quando troppi rampanti big pensano al loro tornaconto e a mettersi in mostra più nella vetrina Champions che in campionato. Ecco in parte spiegato il cammino tortuoso e coi tedeschi il capitombolo: «Bisogna essere più umili quando si affronta la squadra più forte del mondo – ha sottolineato Acerbi – e ora dobbiamo tornare a giocare da gruppo come al ritorno a Monaco per riprenderci il quarto posto». Un richiamo allo spogliatoio, più volte invocato da Lotito e forse non più così granitico.

 Mister Inzaghi si augura che sia solo un arrivederci alla Champions

RIVOLUZIONE

Con Inzaghi era stato fatto un patto Champions, s’è sgretolato. La Lazio ha perso il vecchio spirito e non sembra più un punto d’arrivo. Riflessioni che portano la società a un bivio. O si fa una rivoluzione a giugno oppure a pagare sarà il tecnico. Solo differenti motivazioni possono creare un nuovo inizio. Sperando comunque di poter ripartire dal quarto posto ancora in ballo. Il piazzamento e le conseguenti entrate saranno decisive per le prossime scelte di un mercato – causa Covid - condizionato anche in uscita da prezzi al ribasso. Non sarà facile cedere per esempio Correa, Milinkovic e Luis Alberto, anche volendo. Lotito non intende svendere alcun pezzo pregiato, ma per dare una scossa serve per forza un cambio. E se alla fine fosse davvero Inzaghi il sacrificato?

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