Le parole del tecnico calabrese, intervenuto nella conferenza stampa di presentazione della sua avventura da nuovo allenatore della Lazio
Vai nel canale Youtube di Cittaceleste >
Gennaro Gattuso si presenta in conferenza stampa. Il neo tecnico biancoceleste, dopo le ore 16:00, parlerà in diretta dal Lazio Training Center di Formello. Non ci sarà il presidente, Claudio Lotito, che presto volerà a Reggio Calabria per occuparsi della Reggina. Segui la diretta scritta della conferenza stampa su Cittaceleste.it.
"Sono orgoglioso, le prime sensazioni sono buonissime. Tanta gente che lavora qua, dal primo giorno in cui sono qui parlo con loro e le sensazioni sono buone e dobbiamo continuare su questa strada qua. Le problematiche le conosciamo, so bene che c'è da mettere l'elmetto, da lavorare e pedalare. Starà a me e al mio staff, ho avuto ottime impressioni. C'è da lavorare tantissimo, lo sappiamo. Le altre problematiche non posso trattarle io, che devo mettere una squadra importante per difendere la storia di questo club. Sono orgoglioso".
Cosa ti ha spinto ad accettare? "Potevo venire più di una volta, sono stato vicino. Ma senza queste condizioni non sarei mai venuto: è una sfida. Ho lavorato già con alcuni calciatori della rosa. Ho contemplato tutto, so tutto. Conosciamo le problematiche, speriamo di riuscire a lavorare. Il lavoro è lavoro, l'obiettivo è quello di creare un clima familiare. Speriamo di creare una squadra che diverta la gente e la renda orgogliosa. Lo può dire anche il direttore: ho spiegato che se avessi potuto fare le cose sarei venuto qui. Ho trovato tutto questo da parte di chi circonda il club".
Si aspettava di più dal mercato? Sull'attacco? "La nostra forza diventerà l'attacco. Non voglio parlare di moduli, dobbiamo capire bene cosa vogliamo fare. Mi piace una linea che rompe, non giocare di reparto come faceva Maurizio Sarri. Ho grandissimo rispetto per il suo lavoro, ma sicuramente faremo cose diverse. Il direttore e il presidente lo sanno, è andato via Gila. Serve pazienza. Abbiamo pochi soldi e dobbiamo sbagliare il meno possibile".
Sulla difesa? "Vediamo, dovremo tornare a lavorare anche in avanti. Almeno due o tre operazioni dovremo farle. Faremo delle valutazioni. Però la base c'è: a centrocampo ci sono calciatori buoni, anche sui terzini. Anzi, lì siamo anche tanti. La base è importante. Via Provedel, ci sono Mandas e Motta. Non è tutto da buttar via. Dobbiamo creare qualcosa, l'unica strada è il lavoro è l'appartenenza. Speriamo di cambiare qualcosa, sarà difficile? Sicuramente".
Perché la Lazio dopo la Nazionale? "Ho avuto tante occasioni per tornare in Serie A, ma volevo fare un percorso diverso. Quando vai all'estero abbini alla tua esperienza nuove conoscenze. Noi italiani pensiamo di essere i migliori, ma il calcio è veloce e cambia a ritmi incredibili. Volevo completarmi un po'. Poi il direttore e il presidente mi hanno convinto, anche se la mia idea era un'altra. Sulla Nazionale: ringrazio i ragazzi, che mi hanno dato tutto. Da calciatore ho avuto culo, da allenatore ho preso qualche mazzata ma arriverà il momento di raccogliere ciò che abbiamo seminato. La delusione me la porterà fino alla fine, ma ringrazio tutti. Il calcio poi è una brutta bestia, rimani in dieci ed esci ai rigori. La voglia e la mentalità non mancherà mai, anzi: ho ancora più veleno e rabbia".
Ha paura di diventare un parafulmine della contestazione? "L'ho già accennato ai calciatori: questo è un alibi. Se continuo su questa strada creo solo alibi. Al di là della grande bravura di Maurizio, se non c'era un gruppo solido si rischiava tanto. Non dobbiamo commettere quell'errore là. Bisogna rispettare i tifosi, per la lealtà e la serietà. In casa non ci saranno, fuori sì. L'ho vissuto da allenatore e da calciatore lo stadio: spinge e si sente passione quando è pieno. Questo è qualcosa che ci manca. Andremo a pagare qualcosa, ma da parte mia non sentirete mai qualche lamentela in merito. La direzione che dobbiamo prendere è questa: creare una mentalità forte. La Lazio ha sempre avuto questo spirito qua. Sono un romantico del calcio, credo ancora che si possa entrare nella testa dei calciatori. Loro hanno molte più conoscenze. Un allenatore deve essere bravo in questo".
Troverà questa energia nei calciatori? "Ho la mia metodologia quando si tratta di questo. La differenza la deve fare il gruppo, non la leadership. Non mi piace un gruppo che si copre a vicenda, ognuno deve mettere il suo e prendersi le proprie responsabilità. Io vado alla ricerca di una responsabilizzazione dei calciatori".
I paletti sul mercato è compatibile con un miglioramento tecnico? "Non parlo di classifica. Ci sono otto o nove squadre che partono meglio di noi, lo sappiamo. Vogliamo prenderci il nostro tempo per non sbagliare. Dobbiamo fare poche cose per completare la squadra, ma preferisco evitare di comprare tanto per prendere. Avrei voluto iniziare con un paio di nuovi innesti, ma è giusto aspettare se devi comprare tanto per farlo".
Sulle amichevoli? "Le scelte su eventuali trasferte che avrebbero fatto perdere un paio di giorni l'ho fatta io. Preferisco stare qui, dove c'è tutto. E' una mia scelta, per evitare di perdere tempo e lavorare quanto più possibile sul campo".
Sul momento della Lazio? "Con Lotito ho un rapporto franco. Gli ho detto: devi sistemare qualcosa sotto, gliel'ho spiegato. Io quando lavoro, lavoro e non guardo in faccia nessuno. Se uno prende una cazziata, il giorno successivo è un altro giorno. Se deve dire delle cose alla squadra, si chiude nello spogliatoi parla con me e la squadra e basta. Ma ha troppi telefonini... il presidente deve fare questo passo qua. Se deve dirci qualcosa ce lo dice. Spero abbia capito cosa gli ho detto, dobbiamo lavorare bene e insieme. E' giusto dirci le cose con educazione".
Cosa le ha detto la società? Sugli allenatori precedenti? "Quando un tecnico si dimette le cose non vanno bene, è successo anche a me. Ognuno di noi ha le sue esigenze, non sono qui a spiegarvi le problematiche di altri allenatori. Non è il massimo questo clima, queste sono le problematiche. Sono stato anche fortunato: la mia paura era un fuggi fuggi, tanti mi hanno dato disponibilità a restare. Io ho detto solo: accetto tutto, ma voglio lavorare in un certo modo. Fino a oggi ci siamo, qualcosa abbiamo cambiato nella parte organizzativa. Lunedì si comincia: sta a noi. Non verrò qui a dire che Fabiani e Lotito sono dei bugiardi. Conosco le problematiche, me le hanno dette in faccia".
Sull'assenza di Lotito? "Sinceramente? Meglio così. Se oggi c'era il presidente stavamo qua a parlare dei problemi coi tifosi, l'ho trovata una forma di rispetto nei miei confronti. Il presidente deve fare il presidente: meno parla un presidente, oggi, meglio è. Sta a noi lavorare per creare qualcosa di carino. Io la penso così, dico quello che penso".
Sulle garanzie della società? "Quando parli con le persone, con Fabiani o Bianchi che vivo quotidianamente, si parla e ci diciamo le cose. Mi piace un giocatore? Non si può fare? Io devo accettare. Dobbiamo fare cose funzionali. Questo è il rapporto. Dal primo giorno sapevo benissimo del blocco del mercato, delle uscite per prendere qualcuno. Non faccio il contabile o il commercialista. Dopo vedremo cosa si può e non si può fare. Dobbiamo solo onorare la maglia, altro non mi viene in mente ora. Farei di tutto per far tornare la gente allo stadio, ma so che è impossibile. L'Olimpico pieno è da pelle d'oca. Starà a noi a ricreare entusiasmo in casa, fuori casa i tifosi ci saranno... starà a noi fare prestazioni importanti".
Perché la Lazio può fare meglio dello scorso anno? "La storia della Lazio me lo fa pensare. Mi ha spinto il fatto di lavorare in una società importante, anche se è in difficoltà. A me piace lavorare nelle difficoltà. Si può fare un buon lavoro, voglio solo creare una mentalità per giocarcela con tutte fino all'ultimo. So bene dove sono, non ho vissuto gli ultimi cinque o sei anni alle Maldive. Sono fatto così, questo è il mio pane. Ho il fuoco dentro e grande passione".
C'è stato un tentativo di trattenere Gila? "Se fosse stato per Fabiani e Lotito Gila sarebbe rimasto un altro anno. Sono stato io a convincerli a cedere. Uno deve restare se è convinto: Mario è stato onesto, mi ha raccontato i soldi che gli offrivano e non solo. Ci ho parlato, ci ho discusso con Fabiani: deve andare via. Aveva dato tutto, non poteva più rimanere. I parametri finanziari e non solo lo facevano pensare. Sia Lotito che Fabiani volevano portarlo a scadenza, non era corretto a mio avviso".
Il mercato è un problema strutturale? "Se non ricordo male tre anni fa la Lazio ha speso 100 milioni. Penso che il fatto di non aver fatto la Champions League, quando vai a chiudere il bilancio, è un disastro".
Come si entra nella testa dei calciatori? "E' la base del calcio. Giocare a calcio senza tifosi è brutto. Mi sono portato avanti, ci sto lavorando. Non deve essere un alibi. Nella testa di un calciatore ci si entra se sei una persona coerente e se il calciatore si fida di te. I calciatori hanno conoscenza, non puoi prenderli in giro. Bisogna essere diretto e farli sentire a proprio agio. Fargli capire qual è la strada da seguire".
© RIPRODUZIONE RISERVATA