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Raul Moro, il papà: “La Lazio lo ha convinto subito, Sarri una benedizione”

Raul Moro

Le parole del papà dello spagnolo, che ricorda così il giorno dell'esordio: "Vederlo con Ronaldo e Immobile un'emozione unica”

redazionecittaceleste

È un’intervista lunghissima e piena di orgoglio, quella rilasciata da papà Raul - suo omonimo - sull’avventura del figlio Raul Moro in biancoceleste. Un’occasione per ripercorrere tutto il cammino, dai primi calci al pallone fino all’esordio inSerie A contro Ronaldo e la fiducia diSarri. Di seguito le sue parole, rilasciato oggi al CorSport: Ho capito che poteva sfondare quando aveva 4-5 anni, nelle ‘Promesas del Abrera’. Si vedeva già da allora che rispetto ai suoi coetaneiaveva qualcosa in più nel controllo palla e nella corsa. Certo, era comunque presto per immaginare che sarebbe diventato davvero un calciatore professionista.

Inizialmente si ispirava a Sergio Ramos, voleva sempre la maglia numero 4. Crescendo, invece, il suo modello è diventato Cristiano Ronaldo. Già lo ammirava quando lo vedeva nel Manchester United, poi con il passaggio al Real Madrid siamo andati a vederlo giocare allo stadio. Del portoghese gli sono sempre piaciute la mentalità e la professionalità, oltre al voler essere sempre al top. Averlo visto esordire proprio contro di lui è stata un’emozione impossibile da spiegare. Sono cose che bisogna sentire: ricordo i sacrifici fatti, i chilometri ogni giorno per andare a giocare o ad allenarsi. E poi è stato difficilissimo anche il distacco. Quando si è spostato in Italia è stata dura per tutti noi, però sapevamo che stava lottando per quello che sognava. Vedere la foto di quel giorno, lui insieme a Ronaldo e Immobile, è qualcosa di eccezionale. Come padre non posso chiedere di più.

 Raul Moro

Lasciare Barcellona per lui invece non è stato molto difficile: gli sono sempre piaciute le sfide. Ha lasciato Abrera per andare Igualada, a 40km da casa, rimanendoci per cinque anni. Si è staccato dai suoi amici per andare in una categoria superiore e poter crescere. Poi è rimasto due anni al Manresa prima di passare all’Espanyol e quindi al Barcellona. Lì è rimasto solo un anno, il progetto sportivo della Lazio lo ha affascinato. Non ci ha pensato due volte ad accettare. Io non ci credevo in quel momento: aveva una clausola di 6 milioni, molto alta per un ragazzo della sua età. Non pensavo che qualcuno l’avrebbe pagata, invece la Lazio lo ha fatto: è stato fantastico vedere quanto fosse felice mio figlio. E penso che i risultati gli stiano dando ragione.

Dopo il debutto, con il precedente tecnico non è stato impiegato spesso, però l’esperienza in Primavera lo ha aiutato a crescere come calciatore e come persona. L’arrivo di Sarri è stato una benedizione: non solo per il 4-3-3, che è il modulo con cui Raul ha sempre giocato, ma anche perché si tratta di un allenatore di livello mondiale. Vedevo sempre giocare le sue squadre, mi ha sempre affascinato e ora, con mio figlio in campo, lo fa ancora più di prima.