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Lazio, Inzaghi non firma il rinnovo, ma ora anche Lotito e Tare lo congelano

Il presidente torna ad essere furioso per le ultime sconfitte ed alcune scelte tecniche. Adesso torna in bilico anche da parte della società il futuro dell'allenatore

redazionecittaceleste

ROMA - C’è qualcosa che non va. E a dirlo non sono solo i numeri ma anche gli atteggiamenti dei protagonisti. Gesti palesi che non si sposano affatto con le parole che rimbalzano dalle interviste o dai social. La Lazio perde la sua terza gara di fila tra coppa e campionato e vede la Champions, definita dall’allenatore «il nostro scudetto», allontanarsi sempre più. «Guardiamo avanti consapevoli di essere in ritardo» ha rimarcato Inzaghi dopo il 3-1 subito dalla Juventus. Già, in ritardo su ogni fronte. Solo gli stipendi sono avanti. Addirittura di un paio di mensilità. Un gesto intelligente del presidente Lotito che prima di altri aveva capito la situazione. Non è affatto contento di questa stagione. Si aspettava altro. Da tutti. Perché alla sbarra non c’è solo l’allenatore ma anche i giocatori e il ds. Adesso pretende risposte. Per decidere il futuro e salvare il presente. Dal quarto posto dipenderà anche la prossima stagione. O meglio quando drastica sarà la rifondazione. Perché è di questo che si deve parlare. Si è arrivati alla fine di un ciclo e ora bisogna ricostruire.

DUBBI E DOMANDE

E la prima domanda che ci si pone è: rifondare con Inzaghi o senza? A Natale, dopo il gelo autunnale, le parti erano tornate vicine tanto che la bozza di contratto è ancora nelle mani del tecnico. Simone riflette, Lotito si pone dubbi. Alcuni comportamenti dell’ultimo periodo hanno fatto tornare gli interrogativi. Il tecnico parla di miracoli ma per il presidente non è certo «mago Merlino». Ora è anche Tare ad averli. In particolare qualche dichiarazione non è passata inosservata. Tra le altre quella post Juve: «Quest’anno la squadra è ben costruita, ho poco da dire». Tra i due si vocifera pure di un chiarimento. Anche perché la frase poteva lasciar adito a interpretazioni negative del tipo «solo quest’anno è stata costruita bene?». E poi, tornando a quello che si diceva all’inizio relativo ai comportamenti in contrasto con le parole, se il mercato è buono perché i nuovi arrivati trovano così poco spazio?

 Notizie Lazio, Andreas Pereira in azione

INFELICI E SCONTENTI

Di fatto Inzaghi promuove gli acquisti a parole ma poi sul campo li boccia. E lo fa stravolgendo addirittura le formazioni: spesso hanno giocato i titolari fuori ruolo, vedi Marusic in difesa e Lulic dirottato a destra contro la Juve o Parolo in passato che ha giocato ovunque. La panchina è stata allungata e questo è innegabile ma dal comportamento di Simone si capisce che nessuno gli dà le garanzie che cerca. Magari qualche scelta non è stata condivisa anche se il tecnico (sempre a parole) ha sostenuto il contrario in più occasioni. Musacchio preso a gennaio per compensare l’assenza di Luiz Felipe è sparito dai radar. Anzi all’ex Milan vengono addirittura preferiti Patric e Hoedt al centro di aspre critiche per i ripetuti errori. Quest’ultimo tornato a Roma nonostante Inzaghi avesse chiesto altro. Muriqi va aspettato dicono...ma la stagione è finita. Akpa Akpro dopo un iniziale folgorazione ora è tornato nel dimenticatoio. Pereira non viene visto in nessun ruolo (qualcuno sussurra che alla base ci sia una clausola contrattuale con un minimo di minuti per il riscatto). E poi ancora Fares (voluto dallo stesso Simone) ma arrivato in forte ritardo di condizione per via dell’infortunio al ginocchio. Reina di fatto è l’unico promosso ma la scelta ha finito per bruciare definitivamente anche Strakosha. Usati poco e anche demotivati. Di certo quella scellerata formazione fatta contro il Torino non ha per niente aiutato l’autostima. Non solo i nuovi perché anche qualche veterano ora mugugna. Sparito dai taccuini anche Caicedo che da salvatore della patria è diventato desaparecidos. Briciole per Cataldi. La missione ora è doppia: risollevare la classifica ma anche l’umore dello spogliatoio, il rischio è che la stagione sia finita con tre mesi d’anticipo.

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