UNA VITA DA LAZIALE- Le treccine, il ciuffo smarrito e il buon vecchio Goran

Nuova rubrica, gli occhi dei laziali e la voce dei tifosi.

di cittacelesteredazione

di Simone Cesarei

ROMA- Ci si aspettava una serata diversa, ci si aspettava una Lazio diversa. Che non sarebbe stata una partita facile lo sapevamo tutti, che avrebbe segnato Pandev, anche. Allo stadio Olimpico c’è un’atmosfera strana, surreale. Sarà il pareggio dell’Inter, sarà il lunedì sera, o forse qualche birra di troppo. Vola Olympia, sciarpe al vento, il nostro inno in sottofondo, eppure c’è qualcosa di strano. Tutti in piedi, entra la Lazio, ma c’è qualcosa di strano. C’è una sensazione di vertigini che attanglia i cuori dei tifosi, e le gambe dei giocatori. La possibilità di staccare l’Inter al terzo posto, di presentarsi al San Paolo di Napoli con la certezza di rimanere saldamente sul podio della Serie A. E’ una partita importante, quella contro il Genoa. Lo sanno i tifosi, lo sanno i calciatori e lo sa Simone Inzaghi. Il mister biancoceleste decide di non dar retta ai capricci da prima donna, di non ascolare procuratori che fanno la voce grossa per vedere i loro assistiti in campo dal primo minuto. Decide di testa sua, come ha sempre fatto, e con ottimi risultati, aggiungerei. Nani si accomoda in panchina, Felipe Anderson accanto a lui. In campo ci va Alessandro Murgia, uno che è cresciuto con l’aquila sul petto,un ragazzo che ha realizzato il sogno di ogni laziale. C’è un po’ di tutti noi, negli scarpini di Sandrino. In avanti il dinamico duo, la coppia delle meraviglie, chiamateli come volete: Luis Alberto e Ciro Immobile. In difesa c’è l’esordio casalingo di Caceres, e qualcuno sulle tribune dell’Olimpico tira un sospiro di sollievo.

LA MALEDIZIONE DI GORAN

Ma ve lo ricordate Lazio-Real Madrid 2-2? Un certo Goran Pandev rispondeva per ben due volte a Ruud Van Nistelrooy, uno degli attaccanti più forti del momento, in un Olimpico stracolmo. La Lazio che ferma i Galcticos, la musica della Champions che avvolge la Nord, e quel centravanti macedone che, insieme all’indimenticato Tommaso Rocchi, era l’idolo di un popolo intero. Un popolo capace di dare amore come nessuno, ma che non perdona quando viene tradito. L’addio di Goran alla Lazio è stato burrascoso, tra querelle legali e un idillio con i tifosi ben presto spezzato. Da allora, il gol dell’ex non è nemmeno quotato alla Snai. Anche ieri sera, la Nord lo saluta alla sua maniera e lui ricambia con il gol del vantaggio rossoblu. Un fulmine a ciel, quasi, sereno. Sì, perchè la Lazio non stava giocando bene, e le difficoltà a sbloccare la partita stavano facendo perdere la calma a più di un calciatore. Il muro del Genoa reggeva, e Inzaghi stava cadendo inesorabilmente nella trappola di Ballardini.

IL CIUFFO SMARRITO

Luis Alberto-Lazio

Dopo un primo tempo di noia, in cui il Grifone chiude tutti gli spazi, in cui i tifosi ospiti sono pronti a festeggiare per un pari che per loro sarebbe oro, arriva Pandev. Il buon vecchio Pandev, e la partita si fa complicata. I tifosi guardano in campo, con occhi smarriti, perchè la vera Lazio non c’è. E non c’è nemmeno il ciuffo biondo di Luis Alberto, ma non è che era proprio il ciuffo a trasformarlo in Super Sayan? Speriamo di no. Nonostante il mistero del ciuffo perduto, la Lazio riesce a raggiungere il pari. In una partita in cui non brillano nè lo spagnolo, colpa del parrucchiere, nè Immobile, forse colpa dell’ansia per il profilo Instagram nuovo di zecca, ci pensa l’uomo che non ti aspetti, ma in realtà un po’ te l’aspetti: Marco Parolo. L’insostituibile di Inzaghi, cuore e polmoni al servizio della Lazio. La sua zampata vale quel pari che rilancia le speranze biancocelesti, che alimenta l’urlo della Nord. Eppure dove un ciuffo svanisce, una treccina ferisce. Diego Laxalt, più e più volte accostato alla Lazio in sede di mercato, segna il gol del nuovo vantaggio genoano, ma il Var annulla. Non sembra vero. A due minuti dalla fine però, in pieno recupero, sempre l’esterno uruguaiano gonfia la rete alle spalle di Strakosha, e fa esplodere il centinaio di tifosi arrivati da Genova. E’ una sconfitta che brucia, ma che può far bene. Mantenendo i piedi per terra, ma continuando a guardare lontano, verso quella Champions da conquistare. Nonostante maledizioni e treccine.

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