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Il Sassuolo si gioca tutto per l’Europa: la chiave tattica del match

Sassuolo, gruppo

La Lazio si appresta ad affrontare il Sassuolo nell’ultima gara di questo campionato, che giunge inesorabilmente al termine

redazionecittaceleste

La Lazio si appresta ad affrontare il Sassuolo nell’ultima gara di questo campionato, che giunge inesorabilmente al termine. Un campionato che per i biancocelesti ha già emesso i suoi verdetti: sesto posto. Quella contro i neroverdi sarà poco più che un amichevole, a differenza degli uomini di De Zerbi chiamati a giocarsi le residue chance di Conference League. Non basterà battere la Lazio per soffiare il posto alla Roma, ma sperare che i giallorossi vadano KO contro lo Spezia già salvo. Difficile insomma. Ad ogni modo gli uomini di Inzaghi si troveranno di fronte quella che è a tutti gli effetti e in maniera stabile l’ottava forza del campionato per distacco da un paio di anni, la prima tra le piccole. O se vogliamo anche l’ultima delle grandi, visto che è più la vicinanza alle big che la distanza alle altre. I neroverdi non sono più una sorpresa, una piccola Atalanta work in progress. Tanta qualità con alcuni uomini decisivi. Basta pensare ai vari Locatelli, Berardi e Caputo che sono costantemente in Nazionale con Mancini. E quando il bomber si è dovuto fermare quest’anno per l’intero ultimo quarto di stagione, è emersa tutta la qualità di Raspadori. Ma anche gli altri uomini non sono da meno: da Traorè a Djuricic, passando per quel Ferrari sostituto naturale di Acerbi ed esploso proprio come l’attuale centrale biancoceleste.

La chiave tattica

 Sassuolo, gruppo

I maggiori meriti del “Miracolo Sassuolo” sono ovviamente tutti per il tecnico, mister Roberto De Zerbi che non a caso ha attirato su di sé molte big europee. Andrà via e per lui si spalancheranno le porte di una grande squadra: si parla con insistenza dello Shakhtar Donetsk in Ucraina. Se il suo futuro non sarà in Italia sarà un vero peccato perdere un allenatore emergente così bravo. Il suo 4-2-fantasia dà ampio spazio alla pericolosità in fase offensiva degli emiliani, condotti da un Berardi tornato ai fasti di inizio carriera, quando si parlava di un crack del calcio italiano. Da lì a poco si è eclissato, ma almeno è diventato una bandiera del Sassuolo.