Le parole dell'ex attaccante biancoceleste dal Mondiale, dove la sua nazionale, quella di Capo Verde, sta compiendo un autentico miracolo
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Intervenuto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, Jovane Cabral è tornato a parlare di Lazio. Protagonista al Mondiale con Capo Verde, che sta compiendo un autentico miracolo: dopo aver passato il girone composto da Spagna, Uruguay e Arabia Saudita sfiderà l'Argentina ai sedicesimi. Queste le parole di Cabral: "Lazio? A livello di spogliatoio e di ambiente, ho un ricordo ottimo. Sento ancora Felipe Anderson, Milinkovic, Patric.
Sono rimasto molto legato al tifo dell'Olimpico. Era il mio primo anno fuori dallo Sporting, non parlavo bene l’inglese, ero da solo. Insomma, sono cresciuto molto. Purtroppo sono rimasto solo sei mesi. Fosse stato per me, avrei continuato. Sarri? Non mi vedeva. In fondo, ci poteva stare: ero giovane e in prestito. Ma appena ho avuto l’occasione di giocare ho segnato, però: contro il Verona in casa. Resta un grande allenatore.
Con lui ho imparato parecchio. Mi porto dietro le sue trecento scaramanzie. E poi le sigarette. Quando entravi nel suo ufficio c’era l’alone di fumo. È una persona molto riservata, non parlavamo molto, ma il rapporto era buono. I suoi allenamenti erano centrati sulla tattica. Duravano ore…".
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