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Lazio, il Bayern è troppo. Ma la difesa piange dal mercato

Patric

Probabilmente i tedeschi avrebbero vinto lo stesso, ma non ci può presentare con Patric e Musacchio a questo appuntamento. Ora a Monaco serve un miracolo

redazionecittaceleste

ROMA - Quando giochi contro i campioni di tutto devi essere perfetto per provare a non perderla. Se ci metti tanto del tuo e l’arbitro ti nega anche un rigore non c’è proprio speranza. Lazio praticamente fuori dagli ottavi. Servirà un miracolo il 17 marzo nella gara di ritorno per ribaltare il 4-1 con cui il Bayern Monaco (senza Tolisso, Douglas Costa, Gnabry, Nubel, Pavard e Muller) passeggia (sotto gli occhi di un Miro Klose divertito in tribuna) nell’andata degli ottavi di Champions. Ieri è apparso ancor più lampante il divario tra le due squadre. I bavaresi fanno un altro sport ma la Lazio è stata disastrosa in difesa: tre gol regalati e un autorete. Peggio di così proprio non si poteva fare.

DISASTRO

Sarà l’emozione di una partita così importante. Sarà un eccesso di euforia fatto sta che i biancocelesti cominciano la gara nel peggiore dei modi. Nemmeno la carica dei tifosi che hanno salutato il pullman alla partenza è servita. La tensione e la disabitudine (sostituito dopo appena 30 minuti da Lulic) a certe gare gioca subito un brutto scherzo. Musacchio fa un retropassaggio folle su cui si avventa Lewandowski che impiega solo 9 minuti per mettere le cose in chiaro. Rete numero 32 in 31 gare per l’attaccante polacco. Numeri pazzeschi per Lewa che ha fatto 72 centri in Champions, superato un certo Raul. Solo CR7 (134) e Messi (119) hanno fatto meglio di lui. Ma le avvisaglie erano cominciate già prima con due chance enormi per i bavaresi. Prima è Milinkovic a sventare un cross pericoloso di Sule, poi è Reina a smanacciarne uno di Kimmich. La Lazio gioca con la paura e si vede. Non riesce mai a giocare come sa. Merito anche del Bayern padrone del campo. Timore ma anche rabbia. E tanta. Perché è netto il rigore che l’arbitro isreliano Grinfeeld nega per un fallo di Boateng su Milinkovic. Al di là dell’episiodio, determinante, è netta la differenza. E così al Bayern basta poco per fare il 2-0 con il giovane Musiala: 18 anni dopo domani. Anche in questo caso troppo molle la Lazio. Così come è folle il modo in cui Patric e Leiva si ostacolano regalando a Coman la palla del 3-0 firmato da Sané. Dal primo al secondo tempo non cambia nulla. Pronti via altro errore e poker del Bayern (autogol di Acerbi). Lazio annichilita. L’unico squillo è di Correa che segna il gol della bandiera e subito dopo impegna seriamente Neuer. Inzaghi cambia mezza squadra un po’ pensaddo alla gara di sabato contro il Bologna (decisiva per riconquistare la Champions) e un po’ a regalare minuti a chi ha permesso di arrivare fino a questo punto.

 Claudio Lotito in tribuna

RIPARTIRE

Il tecnico era consapevole fosse un’impresa impossibile non si aspettava certo di essere tradito così dai suoi. Un disastro che però non deve distruggere quanto di buono fatto finora. Certe partite devono essere d’insegnamento. Per la squadra ma anche per la dirigenza (sono molto diversi i piani delle «analogie con il Bayern» di cui il presidente Lotito parla. Per competere a certi livelli non si può avere una squadra con massimo 12 elementi di spicco. Serve una panchina più lunga. Sono bastati i ko di Radu e Luiz Felipe a far crollare una difesa già fragile di suo. Si deve ripartire da questo poker per tornare a sedersi al tavolo dei big con più fiches da giocarsi.

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