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Lazio, Immobile in crisi, ma dopodomani sarà festa con 100 invitati

Ormai non segna da 5 partite ed è fuori forma, ma mercoledì in Campidoglio riceverà la scarpa d'Oro per la scorsa strepitosa annata

redazionecittaceleste

ROMA - Chiamatela pure Cirofobia: la paura non fa centocinquanta. Ciro non si sblocca sotto porta, non riesce più a raggiungere in Serie A la cifra tonda. E’ fermo a 149 reti ormai dal 14 febbraio, resta a digiuno per la quinta gara consecutiva. Soltanto nella parte finale della stagione 2018/19 aveva accusato una peggiore astinenza: allora, dopo il centro al Sassuolo, fra aprile e maggio rimase a secco per 9 partite di seguito, salvo rientrare nel tabellino a Torino all’ultima giornata. Terminò con 15 gol in campionato la sua peggiore annata dal suo sbarco a Roma. Adesso, per carità, è un’altra storia. Mancano 12 match e Immobile può e deve ritrovare la sua straordinaria vena realizzativa. Eppure la sua condizione preoccupa, non solo per il primo e unico tiro al 75’ contro la Juve, ma anche per la corsa stentata: emblematico lo scatto in contropiede a due all’ora col recupero di Demiral in scivolata. Ciro è oggettivamente fuori forma, ma forse ormai pure Immobile di testa. E pensare che aveva riposato una settimana stavolta, voleva spaccare il mondo e cancellare il rigore sbagliato a Bologna. Invece rieccolo allo stadium in versione fantasma.

 Immobile sbaglia il rigore contro il Bologna

FESTA

Per fortuna non demorde, Immobile: «Non mollare mai. Oggi è difficile, domani sarà peggio, ma dopodomani ci sarà il sole». Già, perché proprio mercoledì alle 11.30 s’illuminerà il Campidoglio, Ciro verrà premiato per la Scarpa d’Oro della scorsa stagione. Trentasei gol, record assoluto italiano finalmente riconosciuto nella Sala delle Bandiere. Presenterà Giorgia Cardinaletti della Rai il cerimoniale, poi festa privata per 100 invitati organizzata dal bomber al Grand Hotel. Sarà un modo per ringraziare i compagni e il club, ma anche per ricaricare al massimo le pile. L’anno scorso aveva già 27 reti in A a 12 giornate dalla fine, oggi è a meno 13 dal suo score e i suoi centri mancano come il pane. Già, perché la Lazio era e rimane troppo Ciro-dipendente.

ATTACCO

Un problema che viene ingigantito dalla scarsa prosperità dei compagni di reparto in quest’annata. In Italia Correa è salito allo Stadium a 3 centri, Muriqi si è limitato a quello contro l’Atalanta, mentre l’ultima marcatura di Caicedo risale addirittura al 10 gennaio a Parma. Rispetto alla scorsa stagione l’attacco sta facendo davvero fatica: sono addirittura 19 i gol in meno segnati alla ventiquattresima giornata. Dodici mesi fa i biancocelesti erano andati in rete ben 58 volte, oggi sono fermi a 39 sotto porta. I centrocampisti Luis Alberto e Milinkovic valgono un terzo, ovvero 12 reti (sette il Mago e cinque il Sergente), di questa dote risicata. Sergej si è fermato sulla traversa, ma la Lazio avrebbe potuto e dovuto segnare ben più di un gol nel primo tempo di sabato sera. Peccato pagato subito nella ripresa con i soliti errori (35 gol subiti) in difesa.

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