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Luis Alberto e Patric: ecco i simboli di ‘Inzaghilandia’

La vittoria esterna di ieri ha messo in evidenza differenti caratteristiche della squadra allenata dal tecnico piacentino. I due spagnoli ne sono l’incarnazione…

di redazionecittaceleste

di Lorenzo Ottaviani

ROMA – La trasferta di ieri a Verona poteva rivelarsi una vera e propria trappola per la Lazio. La squadra capitolina infatti arrivava nella città di Romeo e Giulietta con una formazione fortemente rimaneggiata e con l’obbligo di avere la meglio su un avversario agguerrito ma modesto. I fatti però hanno mostrato un dominio pressoché totale degli Inzaghi Boys, che hanno regolato la pratica in appena un’ora di gioco. A parte il solito Ciro Immobile e la sorpresa Marusic, i biancocelesti sono stati tutti protagonisti di una partita gagliarda e senza sbavature. Ormai la creatura di Simoncino sta prendendo sempre più forma, nonostante la sfortuna e gli impegni ravvicinati. La Prima Squadra della Capitale ritorna al quarto posto in campionato e si prepara a lanciare la sfida alle primissime posizioni. Questo è solo l’inizio di ‘Inzaghilandia’.

TALENTO E CONTINUITA’

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Come fare a toglierlo dal centrocampo? Inzaghi se lo sta chiedendo dall’inizio di questa stagione, ma evidentemente non ha ancora trovato un buon motivo per farlo. Luis Alberto ormai è una garanzia, anche quando le reti di Immobile gli rubano la scena. L’ex Liverpool è riuscito a calarsi finalmente nella realtà italiana ed è diventato un fattore per la causa biancoceleste. All’interno della squadra allenata dal mister piacentino, lui rappresenta il talento e la capacità di esprimerlo con continuità. Proprio questa seconda qualità è spesso mancata alla Lazio nelle ultime annate, soprattutto in quelle contraddistinte dal doppio impegno europeo. Le ‘Aquile’ adesso sembrano aver trovato la forza di essere incisivi quando serve, proprio come Luis Alberto. Lo spagnolo danza sul pallone, serve passaggi millimetrici e aiuta anche in fase di ripiegamento. I periodi in cui scaldava la panchina sembrano lontani anni luce.

UMILTA’ E DISPONIBILITA’

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Chi invece è rimasto quasi sempre in panchina in questo inizio di stagione è stato Patric. Il terzino spagnolo ha risentito molto del 3-5-2 adottato in pianta stabile da Simone Inzaghi, dato che il tecnico piacentino gli ha preferito sia Dusan Basta che Adam Marusic. Ma la disponibiltà che l’ex-Barça ha mostrato nella partita di ieri nel cimentarsi in un ruolo non suo è apparsa encomiabile. Questa è un’altra grande qualità dei biancocelesti: l’umiltà e la voglia di lottare insieme per un obiettivo comune. Una squadra capace di puntare al collettivo e mai agli egoistici fini personali. Un team che fa della coesione del proprio spogliatoio la lama più affilata per assalire il campionato di Serie A, senza primedonne ma con una sola, bellissima dama da difendere: la Lazio. Nel frattempo Luiz Felipe è pronto per una nuova chance in Europa League: CONTINUA A LEGGERE

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